Segue  "UNO SGUARDO AL FEMMINILE"

 

Può capitare che alcuni abbiano tenuto per sé, chiusi in un cassetto, pensieri, immagini, ricordi espressi con parole scritte. Oppure li abbiano raccolti in un cassetto della memoria, pensando che non valesse la pena trasformarli in parole scritte.

Ricacciate il pensiero che scrivere bene ed in modo apprezzabile non faccia per voi. Se lo scrivere vi dà diletto, questo diletto si trasmetterà al lettore. Se è per voi un bisogno dell'anima chi legge se ne renderà conto. Allora, tirate fuori dal fondo dei cassetti le vostre storie, le vostre poesie, i vostri pezzi giornalistici, i vostri racconti per l'infanzia, il vostro desiderio di rappresentare la realtà e di dare corpo alla fantasia.

Le donne guardano il mondo con i loro occhi.
Le donne scrivono, e sono molte le amiche de Il Racconto Ritrovato.  
Le donne gestiscono i problemi quotidiani, dirigono aziende e lavorano in ambienti tradizionalmente maschili o, con ruoli tipicamente femminili, si occupano della famiglia... con uno stile che esprime la "differenza".
Le donne hanno sostenuto il valore della "differenza", non necessariamente in contrapposizione alla cultura diffusa e consolidata.
Nella "differenza" c'è l'abitudine ad osservare con occhi diversi i percorsi di vita individuali e le traversie della nostra società, che spesso appare sbandata e senza rotta.
In molti (non solo donne) sostengono che di questa "differenza" ci sarebbe bisogno anche nelle stanze del potere.

Il Racconto Ritrovato intende offrire uno spazio allo "sguardo al femminile".
Proponiamo alle amiche socie de Il Racconto Ritrovato di inviarci brevi flash sulla vita quotidiana e sugli avvenimenti che stanno travolgendo il mondo, sulla famiglia e sul lavoro, sul piacere e sul dolore della vita: le sfide che ogni donna affronta, giorno dopo giorno.

Pubblicheremo, come al solito, i testi più interessanti ed originali.
Sarà un'altra finestra che la passione per la lettura e la scrittura ci consente di aprire.

 

                              UNO SGUARDO AL FEMMINILE

 

TUTTO IN UN GIORNO      di    Tiziana  Brusa

Non posso darmi pace. Non è facile definire quando è iniziato, ma devo prendere atto che è successo : guardo Carlo con occhi diversi. O forse è diverso lui? Ma sono talmente tante, ormai, le cose che guardo con occhi diversi, che non so più distinguere ciò che è cambiato da ciò che io affronto in un altro modo rispetto a prima. Il mio pensiero ormai è uno solo: non ci bastano i soldi. Questo condiziona tutti i miei giudizi: Carlo lo vedo sotto una luce nuova perché non ha saputo arginare questo problema in tempo, impedendo che la rovina ci travolgesse, non ha saputo proteggerci, non è più il mio punto di riferimento. Per stare nella banalità della vita quotidiana, che poi è quella che devo affrontare ogni giorno,  la verdura, la frutta, la carne, sono diventate troppo care, o forse dovrei dire che non posso più permettermi di pagare certe cifre che prima mi sembravano assolutamente normali. Così è per tutto il resto: non c’è nulla che io possa acquistare senza prima aver stilato un budget completo delle spese del mese, e io a tutto questo non sono abituata. E’ volgare parlare di queste cose? Me lo chiedo perché ho sempre avuto molto pudore a parlare di soldi. Non abbiamo mai nuotato nell’oro, come si suol dire, ma non abbiamo mai nemmeno avuto grandi problemi economici, e adesso questa crisi ci ha travolti e ci ha messi in ginocchio.

Quello che non riesco a perdonarmi è che persino io mi ero accorta da tempo che se le  cose avessero continuato ad andare in una certa direzione saremmo arrivati a questo punto, e avevo tentato in tutti i modi di convincere Carlo di questo, ma di fronte alla sua sicurezza, al suo ottimismo, come sempre mi ero tranquillizzata, pensando che sicuramente lui aveva più esperienza di me in queste cose. Carlo è nel commercio da sempre, mentre io sono stata sempre una stipendiata statale, ed ora sono in pensione; così mi sono convinta di essere allarmista, come è un po’ nel mio carattere, e ho cercato di essere ottimista anch’io.

Adesso noi siamo nella situazione ibrida di chi non è veramente povero, ma non riesce più a far fronte alle spese per  tutto ciò che ha messo in piedi in tanti anni di lavoro: le rate della macchina, l’università di un figlio, il matrimonio imminente della figlia, le spese relative ad un modesto benessere, che credevamo di esserci meritato e invece ci sta lentamente strangolando.

Tutti parlano di crisi: bene, la crisi per me è globale. E’ in crisi il mio rapporto matrimoniale, che dura senza troppi scossoni da più di trenta anni. Sono in crisi anche con Dio: è naturale, credo, rivolgere una muta preghiera al cielo quando alcune cose vanno proprio male. Ho sempre pregato con convinzione, ma ora mi chiedo se non fosse più per abitudine che per vera fede. Di fronte a quelli che sono i veri problemi, che senso ha pregare perché non riesco a pagare le scadenze? Mi sono sentita improvvisamente molto stupida e anche insensibile ed egoista e da un certo giorno ho maturato lentamente la convinzione che la religione non è la soluzione ai miei problemi e un lucido scetticismo mi ha pervasa nei confronti di tutto ciò in cui prima credevo, forse in modo un po’ troppo superficiale.

Forse per reazione ho cominciato a consultare l’oroscopo, sia quello giornaliero che quello settimanale, poi quello mensile e infine sono arrivata al punto di voler sapere come sarà il mio prossimo anno, come sarà la mia vita: un sollievo momentaneo se tutto è previsto che vada per il meglio, un atteggiamento di prudente difesa se le cose non si prospettano favorevoli. Ora mi sono stancata anche di consultare oracoli, perché le questioni quotidiane già mi bastano per stare male, non desidero stare anche peggio già da oggi perché tra un paio di settimane ci sarà una congiunzione astrale sfavorevole.

Mi vergogno davanti ai miei figli per quello che ci sta succedendo, perché la crisi è stata ampiamente preannunciata e noi avremmo dovuto essere più lungimiranti; non capisco come faccia Carlo ad essere ancora così sicuro di sé. Non oso parlare di queste cose con loro e ne accenno timidamente, forse perché mi sento responsabile nei loro confronti per non aver saputo salvaguardare il loro benessere. Già, perché è difficile abbandonare stili di vita che, senza essere eccessivi, ci hanno però abituato a vivere in modo più comodo, più disinvolto: diventare più poveri non è diventare per forza di colpo indigenti. Può essere, come capita a noi, di non riuscire più a far fronte a tutto e di dover ridimensionare la propria vita. Lo so bene che la povertà vera è un’altra cosa, ma anche le persone come noi hanno diritto di dire la loro, di dire che è umiliante sapere che prima o poi arriveranno le ingiunzioni di pagamento per ciò che non si è più riusciti a pagare, che verranno a prenderci i mobili, forse l’automobile: posso dire che dopo una vita passata a lavorare, avrei desiderato potermi concedere qualche comodità e soprattutto una tranquillità economica? I miei figli non sono viziati, non sono capricciosi, non sono esigenti, e proprio per questo mi sento molto in colpa nei loro confronti. Uno chiede solo di potersi laureare, l’altra di potersi sposare, sono cose normali, a cui li abbiamo spinti noi, con i nostri discorsi e i nostri insegnamenti. Per questo farei, e farò, tutto ciò che è in mio potere per garantire loro ciò che loro si aspettano da noi. Quello che non capisco è l’atteggiamento di Carlo, che parla, parla tanto, fa progetti, promette, si impegna, mi sembra così infantile e di nuovo mi chiedo se è diverso lui o se lo vedo diverso io.

Questi sono i miei pensieri costanti, da quando mi alzo al mattino a quando vado a dormire la sera. Stamattina non avevo la voglia di affrontare una nuova giornata, sarei rimasta volentieri nel letto a non pensare a niente, ma poi mi è arrivato un senso di angoscia, come una mano che mi stringeva lo stomaco e mi sono alzata come sempre. Oggi c’è stato il sole, dopo tante giornate di pioggia. Ho pensato che potesse essere un buon segno. Poi mi sono ricordata che le cose per noi sono talmente andate a rotoli che ci vorrebbe un miracolo per poterle anche solo assestare. Sono andata in cucina e ho fatto l’elenco di tutto ciò che non ho pagato questa settimana per poter far fronte alle cose che reputo irrinunciabili. Mi sono trattenuta dal cadere di nuovo nel vortice delle mie elucubrazioni e mi sono accollata le mie colpe. Sono riuscita a cucinare pranzo e cena: anche oggi abbiamo mangiato. Vorrei a questo punto incollarmi alla televisione e guardare qualunque programma in grado di allontanarmi dalla mia realtà e farmi sorridere un po’. Ma stasera no, stasera devo affrontare il discorso con tutta la famiglia, tutti devono sapere come stanno veramente le cose, non posso più stare così male solo io. Se sarò capace di guardare Carlo come l’ho guardato sempre, se sarò capace di provare per lui ancora amore e non risentimento, se avrò io per prima la convinzione che possiamo farcela, anche se dovremo fare tante rinunce, anche se la nostra vita non sarà più la stessa, se tutti sentiranno, attraverso le mie parole, che siamo una famiglia e saremo uno per l’altro la forza di sopportare ciò che sta per capitarci, allora sconfiggeremo questa cosa triste che tutti chiamano crisi e stasera mi addormenterò più serena, perché domani sarà sicuramente una giornata migliore.

 

 

SORELLE     di     Maddalena Frangioni

La donna arrivò a casa della sorella  un giorno di luglio.Dopo il matrimonio era andata a vivere in un’altra città, lontana dal suo paese natale.
Aveva vissuto esperienze diverse, a contatto con tanta gente.
Il lavoro le aveva dato delle soddisfazioni, la grande città l’aveva affascinata con le sue mille offerte.. teatro, convegni, conferenze, cinema ecc...
Era sicura di aver raggiunto tutti i traguardi, che una donna potesse desiderare: matrimonio, figli, lavoro, sempre nuove conoscenze, divertimenti, viaggi.
Aveva perfino fatto esperienze importanti, vivendo due anni con il marito in un paese del medio-oriente.
Era tornata. Ora era sola, il marito l’aveva lasciata.
Il suo mondo di affetti si era frantumato e si sentiva depressa. Aveva perso tutto l’entusiasmo.
Il suo animo era diviso tra momenti di feroce tristezza e momenti di forzata allegria.

 

L’invito della sorella a passare qualche giorno da lei, giunse come una manna dal cielo, la scosse dal suo torpore.
Pensare alla casa della sorella la riportava all’infanzia così lontana nel tempo e nello spazio.
Quanti ricordi dimenticati, sepolti sotto mille impegni, i doveri e le fatiche del vivere. Accettò volentieri.
Si sistemò nella piccola camera vuota, lasciata dalla nipote ormai adulta e sposata.
Assaporò fin da subito la lentezza di quelle giornate, le passeggiate, le chiacchiere con i paesani, l’incontro con vecchi compagni di scuola, le compere di gustosi cibi locali
La memoria fece affluire alla sua mente esperienze infantili e adolescenziali, che credeva perdute per sempre. Si soffermava, durante la giornata, a riflettere su se stessa e cercava di ripercorrere mentalmente le fasi della sua vita, da quando aveva lasciato la casa dei genitori. Provò nostalgia del suo passato.
All’ora di pranzo, seduta a tavola, le capitava di fermarsi ad osservare attentamente sua sorella mentre era intenta in cucina a preparare squisiti cibi per la famiglia per cogliere i suoi stati d’animo.
Scrutava i suoi occhi per scoprire il segreto della sua forza che l’aveva, con determinazione, portata a fare scelte coraggiose nel matrimonio e nella vita. Ammirava la sua maestria nel buon andamento della casa, le riconosceva il talento della  concretezza. Le parole per lei avevano un peso, non potevano essere sprecate in conversazioni banali.
Sua sorella non aveva mai lasciato il paese, era cresciuta insieme alle strade, alle case del suo paese, testimone diretta dei cambiamenti, al contrario di lei. Si era adattata con facilità ed era rimasta fedele ai  principi profondi della vita paesana, fatta di solidarietà e di amicizia. Era molto diversa da lei sia nell’aspetto, che nel carattere.
Mentre il suo corpo aveva forme più arrotondate ed i suoi capelli, appoggiati sulle spalle erano chiari, il corpo della sorella, atletico e dinamico, aveva un’ossatura più robusta. I capelli corti incorniciavano occhi scuri molto grandi, sotto i quali spuntava una bella bocca dalle labbra ben disegnate, aperte in un sorriso schietto e sincero. Certi modi, apparentemente sbrigativi, nascondevano una grande generosità, fatta di quotidiani gesti concreti, dispensati ai familiari e agli amici.

In quei giorni, riscopriva il piacere dopo cena, della conversazione, chiacchierando di tante cose, raccontando fatti della sua vita passata, cercando in lei comprensione e sostegno.
La sorella, in silenzio, ascoltava tra una boccata di fumo e l’altra, poi... esprimeva il suo parere, sintetico, preciso, inderogabile. Nel vederla insicura e infelice, le offriva una buona fetta di torta preparata da lei e sorrideva.  
In quei momenti d’intimità le due sorelle sembravano tornare bambine, desiderose di rinnovare la loro fanciullezza anche se nella vita di entrambe poche erano state le occasioni di divertimento e di spensieratezza. La donna cominciava a capire il comportamento della sorella, che un tempo aveva criticato, per una certa rudezza, ma che invece, ora apprezzava per la sua spontaneità. Notava le differenze.
Contrariamente alla sorella che aveva vissuto una vita di sentimenti pieni e densi di realtà, la sua vita affettiva era stata più frivola, affidata a sogni illusori. Insicura, dispersiva, non aveva avuto la stessa capacità della sorella nel salvare il sentimento d’amore, che,colpito dagli avvenimenti, era naufragato.

Davanti alla tavola apparecchiata le due sorelle scambiavano i propri pensieri sul loro passato, ricordando, a volte, con amarezza la loro vita da adolescenti, soffocata dal comportamento rigido dei genitori.
Nel loro mondo di bambine prima, di ragazze dopo, le parole amore e sentimento non avevano trovato posto. Erano mancati nelle loro vite il tempo e lo spazio per le confidenze, il dialogo, i sentimenti.
La sorella,da sola, aveva cercato la sua felicità. Un grande amore, l’aveva spinta a mettersi con un suo compagno di scuola, diventato nel tempo suo marito.
Nonostante la madre nutrisse dei pregiudizi sul giovane e fosse contraria al matrimonio, niente e nessuno era riuscito a distorgliela dalla sua decisione. Il suo sentimento, sebbene prematuro, data l’età, era stato forte e incrollabile.
Qualche volta, da lontano, nel pensare alla caparbietà della sorella, lei si era spaventata.
Tre donne in una, questa era sua sorella, l’incarnazione perfetta delle tre figure femminili: donna, moglie e madre. Si chiedeva come avesse fatto a raggiungere un simile traguardo. Non sapeva darsi una risposta, nè la sorella era capace di fornire una spiegazione razionale. Allora volgeva lo sguardo verso se stessa e scopriva con amarezza che la sua vita amorosa di donna, era stata difficile, attraversata da momenti di entusiasmo e di delusioni, lacerata da sconfitte e abbandoni.
Davanti alla sorella, alla sua sicurezza e serenità, sentiva rinascere il desiderio di ricominciare ad amare.
Ma aveva paura.
In quell’estate di avventure e di riscoperta del sentimento d’amore , cambiò totalmente le sue vecchie abitudini.
Il coraggio e la forza le giunsero inaspettati, dopo aver osservato ed assimilato i modi ed i pensieri della sorella.
Si sentì pronta a perseguire la strada verso un nuovo, amore vero e sincero.