TITOLO: TI RACCONTO UNA FAVOLA
AUTORE: Donatella Garibaldi
GENERE: Racconto per bambini
 
"Ti racconto una favola" - disse un giorno il vento ad una nuvola che annoiata vagava qua e là per il cielo, meditando di organizzare una tempesta tropicale o una pioggia equatoriale - "ti va di sentirla? parla di terre lontane dove forse non sei ancora stata".
La nuvola inquieta si incuriosì e si fermò ad ascoltare il vento, che aveva smesso di soffiare sulla Terra.
"Dimmi vento, di cosa parla questa favola?" "Parla di un cucciolo di leopardo, che venne adottato da una pantera e di quello che imparò dalla mamma adottiva.
Allora, questo cucciolo rimasto solo, doveva imparare a cacciare se voleva sopravvivere e doveva conoscere il territorio, assolutamente. La pantera un giorno decise di portarlo a caccia con sé e gli raccomandò di stare buono e zitto e soprattutto di osservare con pazienza.
Il cucciolo era impaziente di
imparare e voleva darsi da fare, ma temeva il rimprovero della pantera e così la seguì senza protestare. Quel giorno tutto andò bene e così il successivo, in breve, il cucciolo mentre cresceva, imparava a cacciare e alla fine quando usciva con mamma pantera, era lui che prendeva l’iniziativa nella caccia.
Un giorno mentre erano appostati dietro un cespuglio e stavano osservando delle gazzelle, il leopardo decise di attaccarle malgrado il consiglio contrario della mamma, ma gli sembrò giusto decidere da solo e così uscì dal suo nascondiglio seguito a ruota dalla pantera. Purtroppo non si erano accorti di due leoni, appostati anche loro che si
lanciarono sulle gazzelle e sui due intrepidi intrusi.
Il leopardo si salvò per un pelo, ma la pantera rimase uccisa.
Ora era di nuovo solo e doveva contare sulle sue forze, sul suo carattere e sulla sua fragile esperienza, senza la guida di mamma pantera e con un senso di colpa che nessuno poteva togliergli e che gli fece compagnia insieme al dolore.
Un giorno mentre vagava per la savana, incontrò un
leopardo più anziano, il quale si offrì di terminare la sua istruzione, ma il giovane leopardo non voleva più affezionarsi a nessuno perché temeva di soffrire e così cercò di allontanarlo, schernendolo e non prestando attenzione ai suoi consigli.
Tanto, pensava, poteva farcela da solo, non aveva bisogno di nessuno e tanto meno di consigli.
Un giorno mentre il giovane leopardo stava cacciando, si accorse che il vecchio leopardo era attaccato da due serpenti. Decise di salvarlo ritenendo che così gli avrebbe dimostrato la sua forza e che non aveva proprio bisogno di nessuno.
Il vecchio leopardo in salvo, lo ringraziò con calore e iniziò a camminargli a fianco, non
indietro, ma passo a passo. Il giovane sulle prime non gli diede importanza, ma poi iniziò ad essere infastidito dalla compagnia, peraltro silenziosa, del vecchio leopardo e allora lo apostrofò stizzito "Non è il caso di seguirmi, va bene ti ho salvato la vita, ma ora tu vai per la tua strada ed io per la mia"
"Non ti sto seguendo - rispose calmo l’altro – sto camminando con te, facciamo un pezzo di strada insieme" a quelle parole il giovane leopardo ebbe una stretta al cuore pensando a mamma pantera e gli disse "Non voglio stare con nessuno, ho avuto una mamma, mi ha insegnato tutto lei" "certo lo so - rispose il vecchio animale - tutta la savana sa della
tua storia"
"e sai anche come è finita allora!" insisté con veemenza il giovane e avrebbe voluto continuare a sputare la sua rabbia, come si sputa un veleno, ma il
vecchio lo interruppe dicendogli "Non impedirti di vivere, nessuno può togliere il tuo senso di colpa né dirti come fare per conviverci, devi essere tu a trovarne il sistema, ma non devi rinunciare a vivere" il giovane a quelle parole rise "certo che vivo, se no come farei a cacciare? che assurdità vai dicendo?" "non fermarti alle prime parole, vai oltre, - continuò il vecchio con un sorriso paziente - c'è vita e vita, la tua è del genere 'sopravvivo',  non è vera vita. Nella vita c'è speranza"
"Speranza in cosa? di sbagliare nuovamente?"
"Anche, la vita è fatta di sbagli, di dolore e di tante altre cose piccole e grandi e non è avendo paura che ti salvi dallo sbagliare, anzi commetti uno tra i più grandi errori: quello di avere paura, paura di te, di quello che fai e che desideri. Insomma paura di tutto e con la paura si decide il meno peggio, ma non sempre quello che è bene."
"Allora cosa dovrei fare per non avere paura? La paura ci mantiene vivi, specie noi che abitiamo qui"
"Certo la paura talvolta è salutare, tutto ha la sua importanza e tutto serve anche se non sempre possiamo accettare il dolore o la delusione, ma è la speranza la cosa più difficile da
mantenere e chi la conserva nel suo cuore, diffonderà attorno a sé una luce, non per essere
ammirato, ma perché ciò è bene e giusto e questa luce può far sì che non ci si senta soli nel
mondo."
Il giovane leopardo ascoltava in silenzio e pensava se quelle parole potessero fare al caso suo, in nessuna parola c'era una magia che gli togliesse il dolore e la paura, ma forse valeva la pena provare ad ascoltare e imparare a sperare e quindi a vivere.
Non avrebbe  più cacciato come un fantasma vagante per la savana, ma come un leopardo fiero di esserlo e con dentro di sé la ricchezza dell'esperienza di mamma pantera, il suo affetto e quello del vecchio leopardo.
 
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