|
|

|
| TITOLO: |
IL TESORO NEL QUADRO |
| AUTORE: |
Cecilia Guiot |
| GENERE: |
Racconto per bambini e ragazzi |
 |
Il signor Farta si trovava davanti alla scuola. Entro pochi minuti avrebbe rivisto la figlia, la piccola Rosalba, dopo una settimana di assenza da casa. La famiglia Farta viveva a Torino, nella zona Crocetta. Era composta dai genitori, Gianni e Maria, e dalla loro unica figlia Rosalba. Gianni Farta era un uomo sui quaranta, dai capelli neri e aveva un carattere da “duro”: non per niente era ispettore di polizia. Aveva un buon cuore e molto rispetto per le persone che, a suo parere, lo meritavano. Negli ultimi giorni era stato a Macerata per indagare su un caso di omicidio, e il suo intervento era stato determinante per assicurare l’assassino alla giustizia. “Il sangue mi toglie il sonno” era la frase che i suoi colleghi gli sentivano dire ogni volta che aveva a che fare con un caso simile. Aveva deciso di starsene alla larga dai morti per un po’ e riposarsi passando del tempo con la famiglia. Non aveva ancora avuto modo di informarsi sulle ultime novità familiari, ma era sicuro che quella pettegolino della figlia gli avrebbe prontamente raccontato ogni cosa. Finalmente la 5°D uscì dal portone. Rosalba era una bella bambina alta, coi capelli neri lisci e lucenti e gli occhi verde smeraldo. Si gettò subito tra le braccia del padre e iniziò a raccontare. “è successa una cosa terribile-disse- è morta la nonna” Lui sobbalzò. Com’era possibile? Aveva incontrato la madre per strada andando verso la scuola. “non lei, dico nonna Sofia. La mamma è rimasta scioccata quando lo ha saputo. Sembra che sia avvenuto un omicidio” La ragazzina pronunciò l’ultima frase con un diverso tono di voce. Le erano sempre piaciuti i gialli, e la perdita della nonna l’aveva spinta ad immedesimarsi nel detective che avrebbe risolto il caso. Dal canto suo, il signor Farta sa dall’autocontrollo della figlia. “Ha preso proprio dalla madre-pensò. Sapeva bene che per lui questo fatto rappresentava un compito da risolvere, un mistero su cui investigare. Non che ne avesse troppa voglia, ma doveva farlo per Maria. La moglie era una donna forte, ma per lei questo doveva essere stato veramente un duro colpo. Amava molto la propria madre. L’uomo pensò che qualcuno doveva aver scoperto il segreto della signora Sofia. Non potevano esserci altri moventi. Rosalba spostò l’argomento su quella strega di Costanza, una sua compagna di classe, mentre l’ispettore rievocava alla memoria il fatto accaduto otto giorni prima. Quel giorno… se fosse andata diversamente, forse la suocera sarebbe vissuta ancora. Era andato con la moglie a trovare “nonna Sofia”, che abitava in una piccola villetta fuori città. Quel giorno la signora era nervosa. Ospitò i coniugi nel salottino e quando la cameriera portò il caffè le disse di andarsene immediatamente e di tornare solo in caso di chiamata. La donna indossava un coprente abito rosa e dal volto si poteva intuirne il carattere deciso e la fierezza. Si sedette su di una poltrona e disse agli ospiti di accomodarsi sul divano. Bevve due sorsi di caffè dalla sua tazzina, poi cominciò a parlare. “Sono felice che siate venuti. Devo dirvi una cosa importante. Qualche giorno fa ho acquistato un quadro alla fiera del paese. Non è prezioso, ma è di buon gusto e si intona con l’arredamento di questa casa. Il dipinto è in ottime condizioni ma la cornice era piuttosto rovinata e decisi di sostituirla. Per questa operazione mi rivolsi ad un mio amico artigiano. Togliendo la vecchia cornice abbiamo scoperto una lettera scritta dal precedente proprietario del quadro, di nome Stefano Martines. Ti dice niente, Gianni?” “Come potrei dimenticarlo?-rispose lui- Un giovane di vent’anni ucciso dal padre. Morte crudele. Quella soluzione non mi ha mai convinto, a me il signor Martines era sembrato innocente.” “Però è stato condannato.” L’anziana donna bevve un altro po’ di caffè. “Se non ricordo male, questo è un caso avvenuto due anni fa. Nella lettera il giovane racconta di sapere che la morte gli era vicina. Era sicuro anche sull’identità di colui che l’avrebbe ucciso, ma non aveva prove per denunciarlo. Il fatto è che il suo assassino, secondo lui, non era suo padre ma bensì…” Prima che la signora potesse finire la frase la cameriera spalancò la porta gridando che c’era un incendio in giardino. Fortunatamente le fiamme vennero domate in poco tempo e senza feriti. Era successo che qualcuno aveva buttato della brace ardente nel giardino e un mucchio di foglie secche aveva preso fuoco. Dopo questo avvenimento, però, nessuno si preoccupò di continuare l’importante discorso interrotto poco prima. Il giorno dopo lui era partito da Macerata e qualcuno aveva approfittato della sua assenza da casa per eliminare le prove....(continua)
|
| BIOGRAFIA DELL'AUTORE |
Mi chiamo Cecilia Guiot, il mio pseudonimo è Kaway. Ho dodici anni e frequento la scuola media a Torino. Ho molte passioni, fra cui la lettura/scrittura e la musica sono in testa alla classifica, ma la cosa che mi piace di più è sognare. Condivido la casa con due genitori comprensivi, due fratelli super vivaci e due gatti un po’ matti.
A scuola me la cavo; ho pochi grandi amici ma sono in ottimi rapporti con buona parte della classe.... (continua)
|
|
|
|