TITOLO: LA COPPIA
AUTORE: Daniela Viola
GENERE: Racconto per bambini
La coppia compariva ogni anno con l'arrivo del primo gelo.
Sempre così affiatati, sempre così uniti. Trascorrevano lunghe ore in casa a tenersi compagnia, ora stesi sul sofà teneramente abbracciati per riscaldarsi l'uno con l'altro, ora appoggiati sopra la cassapanca, con le dita intrecciate, a raccontarsi i loro sogni.
Insomma, erano proprio inseparabili, tant'è che nessuno dei due usciva mai di casa senza l'altro. E poi, uno da solo sarebbe stato davvero ridicolo. Tuttavia, durante le loro passeggiate erano costretti a stare a una certa distanza tra loro, anche se si capiva benissimo che formavano una coppia e che non vedevano l'ora di ritrovarsi vicini. Era restando uniti infatti che producevano l'energia necessaria per poter poi offrire generosamente il loro calore.
Avete capito di che cosa si tratta? No?
Vi darò qualche piccolo suggerimento: non sono due folletti e nemmeno due fantasmi, anzi sono ben visibili ed hanno cinque morbidi … tentacoli! E di sicuro, ognuno di voi ne avrà almeno un paio chiusi in un cassetto.
Ma certo, sono un paio di guanti!
Mancavano pochi giorni al Natale e un pomeriggio, dopo aver percorso le vie affollate e rumorose del centro, i guanti si ritrovarono finalmente nella quiete del parco, vicino alla casa di Caterina.
Era incantevole il parco così silenzioso e addobbato con i bianchi ricami del gelo. Caterina camminò un po' per i vialetti di ghiaia e poi sull'erba gelata che, calpestandola, faceva una specie di sfrigolio.
Andò a sedersi sulla sua panchina preferita, aspettando che arrivasse l'amico Lorenzo. Si tolse i guanti e li pose lì accanto, mentre sfogliava un giornalino che aveva portato con sé.
Poco dopo, sentì Lorenzo che dal fondo del viale la chiamava, facendole cenno di raggiungerlo e, nella fretta di correre da lui, Caterina dimenticò di prendere i guanti.
Quelli erano guanti speciali e inconfondibili. Li aveva fatti la nonna di Caterina con morbidissima lana rossa. Sopra aveva ricamato due simpatici pupazzi di neve e, sulle loro pance, ci aveva messo le iniziali di Caterina: una C e una R.
Era ormai buio quando il guardiano del parco fece il suo ultimo giro, prima di chiudere i cancelli. I guanti si trovavano ancora là dove li aveva lasciati Caterina, uno accanto all'altro, intirizziti per il freddo, mentre già un leggero strato di brina li stava ricoprendo.
"Guarda qua, qualcuno ha dimenticato un paio di guanti. Piuttosto che restino qui a gelare, è meglio che me li porti a casa" pensò il guardiano.
E così fece. Si portò a casa i guanti e li mise sul termosifone ad asciugare.
"Guarda qua, un paio di guanti da bambina," disse la moglie appena li vide, "domani li porterò in parrocchia per la pesca di beneficenza."
L'indomani, la moglie del guardiano mise i guanti in un sacchetto di carta trasparente e li portò alla pesca di beneficenza. Lì, la signora Carmela vi appiccicò un bigliettino rosso con un numero, precisamente il numero 356, e li depose in uno scatolone fondo e buio, tra calze di lana, presine per pentole, fazzoletti e centrini.
Il pomeriggio stesso, i guanti furono dati alla signora Berta, che tra i biglietti acquistati, aveva trovato proprio il numero 356.
"Che cosa me ne faccio di un paio di guanti da bambina? E per di più sembrano usati!" pensò Berta e, tornando a casa, li gettò in un bidone dell'immondizia.
Lì dentro sì che era veramente buio! Oltretutto c'era una puzza incredibile e i guanti si sentivano soffocare. Per fortuna c'era sempre il sacchetto che li teneva uniti e almeno non rischiavano di perdersi.
Non più tardi di un'ora, passò un barbone che frugando nel bidone in cerca di qualcosa da mangiare, si trovò i guanti fra le mani:
"Guarda qua, un paio di guanti ancora nuovi. Che peccato, sono piccoli! Beh, in ogni caso posso provare a scambiarli con qualcosa. Valgono almeno una pagnotta fresca."
Il barbone andò nella panetteria in piazza del mercato e scambiò i guanti con una grossa fetta di focaccia.
La fornaia regalò i guanti al suo giovane garzone, che li indossò immediatamente e, afferrata la bicicletta, andò a fare le solite consegne.
A un certo punto del percorso, proprio prima di arrivare alla casa di Caterina, il garzone si sentì infastidito dai guanti, un po' piccoli per lui, e li tolse, infilandoli nella piccola tasca del giubbotto.
I guanti avevano sentito aria di casa e, forse per l'agitazione, uscirono dalla tasca e caddero a terra, senza che il garzone se ne accorgesse.
Poco dopo, mentre vuotava i cestini dei rifiuti, lo spazzino notò i guanti: "Guarda qua, qualcuno ha perso un paio di guanti." Li raccolse e li mise sulla panchina più vicina.
"Ma questi sono i guanti che ho portato a casa ieri!" disse tra sé il guardiano appena li rivide. E li riportò a casa.
"Ma questi sono i guanti che ho portato alla pesca di beneficenza!" esclamò stupita la moglie, appena si accorse che i guanti erano di nuovo sul termosifone.
"Ma questi sono i guanti che avevo dato ieri Berta!" si stupì Carmela appena la moglie del guardiano glieli riconsegnò, "Forse li avrà perduti, glieli porterò."
"Oh, che sbadata! Devo averli dimenticati da qualche parte!" si giustificò Berta. Ma appena Carmela se ne fu andata, gettò di nuovo i guanti nel bidone dell'immondizia.
Era sera e anche il barbone faceva il suo solito giro, sperando che qualcuno avesse buttato gli avanzi della cena.
Affondò le mani in un bidone e, con molta sorpresa, ritrovò il sacchetto dei guanti: "Ma questo è il mio pranzo di oggi!" pensò, cacciando i guanti nella tasca profonda… della giacca?  No, era troppo grande per essere una giacca e poi non aveva né bottoni né collo. 
Allora la tasca del cappotto?  No, era troppo corto per essere un cappotto e poi non aveva le maniche.
Ma che differenza fa, lui avrebbe mangiato anche il giorno dopo.
Ora vi domanderete: e Caterina?
Caterina era molto dispiaciuta di aver perso i suoi guanti, ma appena la nonna lo venne a sapere, cominciò subito a prepararle un paio di guanti nuovi. Stavolta li fece azzurri e sopra vi ricamò tante stelline bianche che sembravano fiocchi di neve.
BIOGRAFIA DELL'AUTORE
Daniela Viola
è nata nel 1958 in provincia di Brescia, dove tuttora vive (in compagnia di Trilli una gattina vivacissima) e lavora come insegnante di scuola elementare dall'età di vent'anni. Sempre alla ricerca di nuovi stimoli creativi, scrive racconti e filastrocche per bambini, non tralasciando altre forme di scrittura.
Dipinge, e attualmente sta seguendo un corso di analisi grafica.