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| TITOLO: |
GATTOMATTO |
| AUTORE: |
Maddalena Maffei |
| GENERE: |
Racconto per bambini e ragazzi |
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Chiamatemi Pepe: il mio nome è un programma. Sono un tipo esuberante, e allora? Un gatto rosso è un gatto rosso. Mica per niente sono nato il 1° maggio! Vi presento la mia famiglia di origine. Mia madre è Stellina, una tigrata smilza e dallo spirito avventuroso. E’ stato proprio durante una di queste avventure nella macchia, che ha incocciato in mio padre: un gattone di strada rosso e bianco. Ha posato gli occhi su di lui, ed è stato amore a prima vista! I miei fratelli, Pulce e Pilo, sono pure loro rossi e pestiferi. Ma veniamo a me: ho due anni, sono snello ed atletico. Gli occhi verdi, enormi, come quelli dello Stregatto. Un fisico da spiaggia. Le pupe, per strada, mi slumano e si fanno prendere dagli svenimenti. Io, niente. Non so se c’entri qualcosa un breve soggiorno dal veterinario, quando avevo sei mesi. Da lì sono tornato stralunato e con le pulci, GRRR! Come se non bastasse, ho anche avuto un po’ di paura: appena un filo, s’intende. Me la sono fatta sotto come un pivello (una bella umiliazione!). Comunque, lo ribadisco: a me le pupe non interessano! Preferisco un po’ di gattomachia con i miei rivali del vicinato. Ma, altolà! Qui serve una digressione. La mia famiglia di adozione è composta da due zii umani (disumani? Umanoidi?), Riccio e Gambelunghe, e tre zii felini, in ordine di età decrescente: Attila, Isidoro e Jack. Viviamo in un appartamento con due terrazzi. A me piace soprattutto quello sul retro, che è enorme e confina con altri. Ma non mi ci lasciano mai andare, se non sotto stretta sorveglianza. Chissà perché, poi. Un paio di volte, mi sono avventurato nei terrazzi limitrofi, andandomene per i comodi miei, là, dove ero irraggiungibile. Eheh! La zia Gambelunghe aveva un bel chiamarmi e scuotere scatole di croccantini! E’ andata perfino a suonare ai vicini di casa, chiedendo umilmente perdono per quella invasione di campo, nella speranza di recuperarmi! Io me la ridevo. Ecché! Viva la libertà, dico io! Mi ha ripescato lo zio Riccio, ma l’ho fatto penare! Lui ha un debole per me: quando ne combino una delle mie, mi sgrida con scarsa convinzione: “Non si fa così…”. Vero è che quando lui, e solo lui, starnutisce, io gli faccio sempre un “miao” speciale: non capita mica a tutti, di sentirsi dire “salute!” da un gatto! Conscio di questo privilegio che gli concedo, me ne approfitto… Zia Gambelunghe è più severa: “Gattomatto!”, mi redarguisce. Ma non passa mai alle vie di fatto. Allora, in casa è un po’ una noia. Spesso gioco da solo: prendo lo slancio e corro sui divani ed i mobili, come un motociclista ubriaco nel pozzo della morte. Vista la mia velocità, dicono di me che sono come un elettrone: non si può mai sapere dove mi trovi esattamente, solo calcolarne la probabilità. Quando ne ho voglia, gioco anche al riporto con Riccio e Gambelunghe, per delle mezz’ore. Tocca farli divertire, cosa volete! Per lo più, tampino lo zio Jack: l’unico dei miei simili che mi dia retta. Ah, che belle battaglie! Lo attacco, e via! Ciuffi di pelo volano da tutte le parti (per la gioia degli umani)! Lo sfido: faccio la gobba, mostro il dente ed avanzo di lato con la faccia feroce: lui retrocede: è rosso come me, ma del tutto inerme. E’ un non belligerante, lo zio Jack, proprio un tipo pacifico – o tale sarebbe se non ci fossi io a stuzzicarlo continuamente. Con zia Attila ci vado piano: mi soffia come niente! E’ una che sta sulle sue, seria e poco incline allo scherzo. Però ogni tanto la colgo di sorpresa, ed allora son dolori! Fa dei balzi inusitati, perdendo di colpo tutta la sua signorilità. Infine, lo zio Isidoro: quello mi odia proprio! Mi rugna sempre: la mia sola vista lo offende. Non che me ne faccia un baffo! Quando mi prende l’uzzolo, lo attacco comunque. Lui urla indignato, e poi per mezz’ora si fa venire la tosse isterica. Eheh, proprio un bel tipo! Ma il maggior divertimento viene quando ci portano in campagna. L’unico problema è che soffro il mal d’auto. Ululo per tutta la strada, il movimento mi dà fastidio. Dopo un po’, Riccio si stufa e dice: “Se non ti piace la mia guida, dimmelo! Ti faccio scendere e vai a piedi!”. E’ molto permaloso. Naturalmente scherza… o no? Arrivati a destinazione, però, mi passa tutto! Una volta usciti dai cesti, ci dividiamo i compiti. Lo zio Isi perlustra il territorio. Jack e Attila la casa. Ed io? Io girello un po’ per il giardino. Se c’è il nostro amico di qua, Alby, gli faccio naso-naso. Altrimenti…. Ah, quanto mi piace, questo posto! Qui tutti gli odori sanno di buono. Non c’è limite, a quello che posso fare! Coda alta e punta ad uncino, salto oltre la rete e me ne vado per i fatti miei. Dovete sapere che, i primi tempi, gli zii umani si preoccupavano, che mi perdessi, che mi buttassi sotto una macchina. E poi sono curiosi: ma dove andrà, cosa farà… Eheh: e la privacy, dico io? Anche noi gatti abbiamo diritto alla privacy! Dove vado, sono cavoli miei. L’importante è che torni! Quei due, se potessero, mi metterebbero un radiocollare, per seguire i miei spostamenti. Come fanno gli umani forestali con l’orso marsicano. Sono forse un gatto marsicano, io? Non potendomi seguire con un navigatore satellitare, mi mettono una martingala munita di campanellino. Così mi sentono arrivare, dicono. Il paese è pieno, dei campanellini che ho “perso” per strada. Eheh. Spesso, quando sono in libera uscita, mi capita di ripassare davanti al nostro giardino. Gli zii mi avvistano e mi chiamano: “PEPE!”. Ma io, niente! Faccio compiere ad un orecchio appena un quarto di giro nella loro direzione e recito il mio mantra: “Non-sono-Pepe-non-sono-Pepe”. Poi tiro dritto. L’ultima volta, per scherzo, mi sono appostato giusto dietro il cancello grande, a piangere disperato: “MIAO! MIAO! I MIEI ZII MI HANNO CHIUSO FUORI E ADESSO NON RIESCO PIU’ A RIENTRARE!”. Ero così straziante, che se fosse passato uno della Protezioni Animali, li avrebbe messi in galera, i miei due zii umani. Eheh, quanto ho riso sotto i baffi! Una recita ben riuscita, e gli zii sono pure corsi a prendere le chiavi per aprire il cancello (che avrei potuto scavalcare benissimo) ed a recuperarmi. Di solito lo zio Riccio s’incavola perché gli faccio fare tardi quando dobbiamo partire per tornare in città. Ma siamo giusti! Che ne so, io, che giorno sia? Se sono a spasso, sono a spasso. Non posso mica rientrare alle tre in punto! Quando ritorno, mi aspetta al varco col cesto in mano. Digrigna i denti e sbuffa come un toro inferocito. Alla zia Gambelunghe, invece, scappa da ridere: “Guarda che eri TU che lo dovevi rinchiudere! Che ne sa Pepe che oggi è domenica e che dobbiamo tornare in città?”. “E gli dà pure ragione!”, rugna Riccio, inacidito come una vespa. Mi incesta, e addio libertà. “Questa è l’ultima volta, che lo porto! Gli altri tre sì, ma Pepe resta a casa!”, dice anche. Ah, non fa sul serio… Infatti, dopo un po’ che siamo in viaggio, gli è già passata. “Allora, lo portiamo, Pepe, la prossima volta?”, domanda Gambelunghe, che lo conosce bene. “Ma sì…”, concede Riccio, incapace di serbare rancore. Quando siamo in campagna, noi gatti ce la spassiamo. Persino lo zio Isi qua è meno isterico: gioca ad acchiappino con noi e ronfa soddisfatto. Il giardino è grande, e pieno di avventure. Lucertole ed uccelli sono le mie prede preferite, e di notte gioco con le farfalline. Attila ed io, momentaneamente rappacificati, ci arrampichiamo sui pali della vigna, e di lì sul tetto. Ah, che scorribande! (Dovete sapere che questa mia zia, che fa tanto la puzzona, è in realtà una furba di prim’ordine: chi pensate che mi abbia insegnato a grattare sulla porta, quando Riccio e Gambelunghe dormono?). A volte capitano nei dintorni gatti stranieri: allora inizia la gattomachia! Urla, atteggiamenti di sfida, soffiate… Devo dire che la prima volta che ho visto un gatto straniero, gli sono corso dietro d’impulso: ma dopo una decina di metri, quello si è rivoltato come un giaguaro, ed io… ARGH! Me la sono data a gambe. Va be’, ero giovane ed inesperto… adesso non mi succede più! Altre volte ancora passa di lì la Dolly, un piccolo cane color crema. Porta le orecchie come le ali di un aeroplano. Attila e Jack la conoscono da anni, e si sono imprintati. Isidoro sta alla larga. Io mi avvicino curioso, mentre lei tira indietro le sue famose orecchie e mette la coda tra le gambe. Uggiola piano, la Dolly: ecché sarà mai? Che nessuno possa resistere al mio fascino, ve l’ho già detto: qui in campagna incontriamo altri zii umani, che ci fanno molte feste. Perfino lo zio Smilzo, uno che i gatti, guai! (non ne ha mai toccato uno in vita sua, roba da non credere!), quando mi vede passare mi saluta cordialmente: “Ciao, Pepone!”. “Miao!”, rispondo. Non faccio per vantarmi, ma sono ben educato. “Mi ha proprio risposto, intenzionalmente!”, dice colpito Smilzo, rivolgendosi agli altri umani. Eccerto! Ma per chi mi prendi? “Bellissimo, questo micio!”, mi vezzeggia zia Bionda, quando riesce a prendermi per la coda (vado sempre di fretta). “E’ un gatto-cavallo! Guarda che zampe lunghe ha!”. Ehi, pupa: non sarai mica venuta qui solo per criticare! “Che simpatica canaglia! – esclama ammirata la zia Contessa – Tale e quale Jean-Paul Belmondo!”. E scusate se è poco! Nonostante tutta questa notorietà, sono un tipo alla mano. E dire che la mia foto è finita anche in America, dalla zia di Riccio (era una foto di gruppo, in realtà): gatto internazionale, sono! Mi hanno perfino dedicato una canzone, “Gattomatto”, che mi ritrae benissimo. Magari un giorno mi metteranno pure sul giornale, o mi manderanno in onda per Paperissima. Ammesso che quei due si comprino una videocamera. Ma adesso vi devo salutare: non si dirà mai di Pepe che sia uno che fa tardi a cena! A proposito. Cosa c’è di buono? Noi gatti siamo esigenti…
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| BIOGRAFIA DELL'AUTORE |
Maddalena Maffei è fisioterapista, ed ha 43 anni. Legge da quando ero piccola, grazie, ci dice, ai suoi genitori. Le piace la natura (soprattutto il mare), l'arte (nelle sue forme più classiche), nuotare, andare in bici e scrivere, e non solo per bambini. Ha due gatti, che ama molto. |
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