VIENI SUBITO AL CAPANNO!
Letto il messaggio appeso al portone della tana del coniglio, Testagrossa esegue le indicazioni dell’amico e vi si reca velocemente.
Al capanno della manutenzione, seduto comodamente su di una confortevole poltrona, FratelConiglietto sorseggia una buona tazza di centrifugato di carote caldo:
”Uh, l’autunno è proprio arrivato! Buon giorno Roger…”.
”Finalmente Testagrossa, era molto che ti aspettavo! Brr, che freddo! …Ti avevo preparato un centrifugato, ma non arrivavi mai, ...con questo freddo! Sono stato costretto a berlo tutto! …Vai a prenderne dell’altro? Brr, fa un freddo. Meglio se ci vado io, così mi scalderò un po’...”.
Roger sperava di approfittare dell’occasione, per ritemprarsi con un’abbondante merendina, ma scordatosi di avvertire Testagrossa dei lavori in programma, ritornò sui suoi passi:
“Ah, Testagrossa abbiamo un sacco di cose da fare stamani, forse diventiamo ricchi…
RICCHI! RICCHI! RICCHI!
Dobbiamo organizzarci, ...dunque io devo fare una lista, il taccuino...dov’e? Ah, si, eccolo. Cosa fai, ancora lì? Cerca i tuoi progetti della macchina per il caldo, cosa aspetti! Pensa, diventeremo ricchi…
RICCHI! RICCHI! RICCHI!”.
Testagrossa guardò il coniglio con espressione assonnata e disse:
”Cosa? Come? Oggi non dovevamo... e...”.
”Su! Che cosa aspetti? I progetti del marchingegno sono lì, dietro quegli scatoloni...”
Intontito dall’alta voce del coniglio, cercava di capire cosa succedeva.Dove doveva cercare?Che cosa avrebbe trovato?
FratelConiglietto attendeva impaziente, ma il fidato compare non accennava alcun movimento e lo sguardo privo di espressione non incoraggiava, così Roger fece un lungo respiro e tutto
d’ un fiato spiegò:
”Insomma, stanotte mi sono svegliato dal gran freddo e ho dovuto avvicinarmi al fuoco per scaldarmi. Ne ho approfittato per uno spuntino e mangiando ho ripensato a quel tuo progetto dell’estate scorsa. Con la tua macchina per il caldo avremo tutto l’inverno un angolo tiepido ed accogliente dove passare le fredde giornate che ci attendono... ora! ...Se vuoi scovare i disegni, possiamo incominciare subito la costruzione, poi se la macchina funziona potremo farne altre e chissà...diventare ricchi…
RICCHI! RICCHI! RICCHI!“.
Testagrossa dubitante, ma orgoglioso per la fiducia riposta in una sua idea, rispose:
"GIA'! ...GIA'! ...GIA'! ...Li troverò! …Sarò pieno di polvere...”
“Non temere, per studiare i progetti andremo a casa tua. Così, se sarai sporco, non mi preoccuperò, sai, stamani ho lavato i pavimenti, io… Ora in effetti, sono molto stanco, Brr, che freddo, ti porto il centrifugato… ci metto poco...”.
dichiarò il coniglio, che usufruì dell’eccellente scusa, per allontanarsi e rifocillarsi con brioche e bibite a volontà.
Testagrossa, ammirato da tanta considerazione per un suo progetto, s’impegnò per recuperare i vecchi disegni, abbandonati in uno scatolone da qualche parte, dentro il magazzino...
...L’amicizia fra Testagrossa e Roger Tiratardi non era basata su un’equa ripartizione dei compiti: FratelConiglietto sembrava sempre sfruttare l’amico, ma quando Testagrossa era in difficoltà, Roger velocemente gli risolveva il problema, tornando poi, alle normali faccende della giornata.
Come tante volte, vedendoli insieme, aveva esordito il vecchio e saggio gufo Arturo:
“La vera amicizia è molto speciale e la qualità dei sentimenti non si può certo valutare a peso...”.
Roger fu di ritorno proprio mentre Testagrossa si ripuliva:
”Uh, quanto sporco. Pulisci bene! ...Mi raccomando. Uh, quanta polvere ...sai, ho appena lavato i pavimenti!”
Ansimava il coniglio, osservando il nuvolone, sollevato da Testagrossa che ripuliva i progetti.
“Non penserai di aprire quelle carte impolverate e sporche nel mio giardino. Vero? Meglio andare da te, c’è più spazio! Staremo certamente più comodi, ...se sporchi non sarà un problema... E’ molto che non gusto qualche tuo dolcetto. Ora andiamo, su. …Ah che bell’idea che ho avuto…”
"GIA'! ...GIA'! ...GIA'!"
rispose Testagrossa, che docilmente s’incamminò verso casa sperando di avere scorte sufficienti a placare l’affamato coniglio.
“Uh, finalmente al caldo! Avrai fame, vero Testagrossa, con tutto quel lavoraccio. Ora vediamo cosa c’è qui. Uhm, buono questo e quello...”.
FratelConiglietto dispose sul grande tavolo, tutte le vivande che gli solleticavano il palato; quando il coniglio fu pronto per iniziare i vari assaggini, Testagrossa capì quale esito avrebbe avuto la giornata ed ingenuamente tentò di modificare l’inevitabile:
”...Io credo, ...sia utile, ...trovare un luogo dove costruire la macchina per il caldo. Non sarà facile scovare l’ambiente adatto. Ingombrerà parecchio!”
”Certo, qui non si può! Il tavolo ci serve per rifocillarci dopo il duro lavoro... dove farò altrimenti le mie merendine? ...No, no, la cucina non è adatta, meglio la sala da pranzo per la costruzione, si, dunque...Mi passi il budino?”
”...Ma io dove mangerò, Roger?”.
chiese Testagrossa ansioso, immaginando come FratelConiglietto voleva organizzarsi:
”Oh, in cucina amico, mangeremo in cucina… si, qui possiamo disporre il magazzino. Mi passi la crostata? Grazie.”
Indicando la stanza dove Testagrossa sovente leggeva, scaldandosi vicino al suo grande camino:
”Ma come farò a scaldarmi quest’inverno, Roger?”.
”In cucina amico, in cucina, ...mentre da quest’ambiente possiamo ricavare un piccolo ufficio, per rilassarmi dopo la dura giornata di lavoro, si...uh, buono il centrifugato, ce ne è dell’altro?”.
E Testagrossa sempre più preoccupato, chiese:
”Ma dove dormo Roger, non posso spostare il mio grande letto... dove mi riposerò?”
”Beh no, il letto lo userò io per il riposino pomeridiano e mi piace dove sta! Tu puoi... uhm vediamo, ...ah, si, in cucina amico, in cucina...il tuo enorme tavolo tornerà certamente utile per combattere il mal di schiena, che sovente ti viene... si, un’ottima idea, no? Dove hai detto che sono i biscotti? Ah, eccoli, grazie non disturbarti, faccio da solo…”
FratelConiglietto era talmente preso dal gestire l’organizzazione del lavoro e dello spuntino, che non si preoccupò del disappunto di Testagrossa, che demoralizzato rispose:
"GIA'! ...GIA'! ...GIA'!".
“Dai su Testagrossa non vorrai avvilirti per così poco, se il tuo comodo letto non mi fosse necessario te lo cederei volentieri, del resto è una soluzione temporanea... pensa, diventeremo ricchi…
RICCHI! RICCHI! RICCHI!”
"GIA'! ...GIA'! ...GIA'!".
Accettando l’infame destino Testagrossa si riappacificò con Roger Tiratardi, che suggellò l’amicizia ritrovata con un’ispezione al frigo:
”C’è nulla da bere? Uhm, ho la gola secca, a forza di parlare ...oh sì, il succo di frutta... ah! Vai a chiamare Sciocco! Avremo certamente bisogno di lui e fermati a comprare qualche dolcetto, delle bevande e tante brioche, ah, non scordare… e...”.
FratelConiglietto continuava con la sua interminabile lista, mentre Testagrossa si era già allontanato per correre da Sciocco.
Reclutato il castoro e rifornitisi d’ogni genere alimentare, allo spaccio della Signora Cornacchia, rincasarono velocemente, temendo che, svuotata la dispensa, Roger desiderasse assaggiare qualche prelibatezza messa da parte per il lungo inverno.
Fortunatamente, il coniglio riposava tranquillo sull’enorme letto di Testagrossa, così ebbero il tempo sufficiente per preparare la cena, poi quando l’odore della zuppa giunse alle sensibili narici del coniglio:
“Uhm, zuppa! Uhm... ho una fame. Testagrossa è già pronta la cena? ...Uhm, che odorino delizioso, uhm...”
”No Roger, adesso basta! Piuttosto guarda qui e spiegami un po’, cosa vuoi fare?”
rispose contrariato il castoro, che aveva appena aperto le carte per studiare i progetti del marchingegno:
”Oh ciao Sciocco. Sii, i progetti, sai forse diventeremo ricchi…
RICCHI! RICCHI! RICCHI!“.
Senza dimenticare l’impareggiabile pietanza FratelConiglietto analizzò, insieme ai suoi compagni, i disegni della macchina per il caldo:
“Uhm, dunque, il mio taccuino ...dov’è... dove l’ho messo, ah sì.
Allora Sciocco, dovrai fin da domani...intanto assaggiamo la zuppa! Uhm, che odorino... dicevamo? Ah, per la costruzione ci serve ...uhm che buona, ne volete anche voi? Solo un poco però. No! Così è troppa e io, ...resto senza!”.
Quella sera si organizzarono, tra una pietanza e l’altra, per iniziare i lavori… tra un dolcetto ed un centrifugato, …senza scordare i biscotti…
Ogni mattina il coniglio giungeva all’abitazione di Testagrossa con la colazione nella zampa e canticchiando
“diventeremo ricchi…RICCHI! RICCHI! RICCHI!”
Disponeva le brioche sul tavolo e preparava i centrifugati di carote, mentre Sciocco e Testagrossa si toglievano di dosso la morcia e l’unto della dura nottata di lavoro.
A pancia piena si riprendeva il lavoro. Sciocco costruiva gli elementi necessari al macchinario e Testagrossa li montava seguendo le indicazioni dei disegni e qualche buon suggerimento del castoro. Roger naturalmente coordinava il lavoro, ma impegnato fra merendine e colazioni aveva poco tempo da dedicare alla costruzione, senza che i suoi compagni se ne lamentassero…
…Giorno dopo giorno i tre amici si ritrovavano per completare la costruzione ed incredibilmente tutto procedeva nel migliore dei modi…
Sembrava una mattina come le altre, quando Roger spalancò la porta della tana di Testagrossa e con le brioche calde nel sacchetto, diede il buongiorno ai due amici, assaporando già un buon centrifugato:
“Forza, è giorno! Svegliatevi dormiglioni. Ah, se non ci fossi io! Come fareste da soli? Dormite sempre!”.
Testagrossa aprì un occhio, si girò a pancia sotto e con la testa affondata nel cuscino continuò a dormire. Sciocco fece capolino da sotto il tavolo, si alzò e stiracchiandosi la pelle, rispose al saluto del mattiniero coniglio:
”Ah, uhm, ...ciao, c’eravamo addormentati. Abbiamo lavorato tutta la notte. Finalmente, uhm… la macchina è pronta! Non ci resta che provarla, per vedere ...ah, se funziona davvero!”.
Gli occhi di FratelConiglietto si spalancarono per la sorpresa:
”Cosa? Di già! ...Diventeremo ricchi…
RICCHI! RICCHI! RICCHI!
...Non ci posso credere, ieri mancava ancora tanto!
Urrà! Urrà! La mia macchinina per il caldo è finita, finalmente, urrà!”.
Saltellando per la gioia FratelConiglietto calpestò inavvertitamente Testagrossa, il quale si rizzò in piedi per lo spavento urtando il macchinario, che vacillò:
”Attento Testagrossa! ...La mia macchinina, me la rompi tutta!”
Gridò Roger, preoccupato:
”La NOSTRA macchina, ci abbiamo lavorato tutti insieme ed ora non puoi prenderti tutto il merito!”
incalzò Sciocco, che fiero del suo lavoro non voleva certo essere dimenticato.
“Lo so. Lo so... la mia bella macchinina...”
Rispose il coniglio arrendevole, continuando a saltellarle intorno:
”Urrah! ...Urrah! E’ finita! La mia macchina è finita! Evviva! Diventeremo ricchi…
RICCHI! RICCHI! RICCHI!”.
”E’ inutile Sciocco che provi a parlargli ora, è troppo eccitato perché ascolti!”
spiegò Testagrossa al castoro.
Quando l’atmosfera si fu tranquillizzata, i tre amici fecero colazione insieme e con lo stomaco sazio si salutarono, concordando per l’indomani l’accensione della macchina. Roger, ancora molto scosso per il grande evento, salutò Sciocco e Testagrossa che, stanchi, tornarono a dormire:
”Va beh, allora ci vediamo domani, io sono troppo felice; andrò a fare una passeggiata nel bosco...”.
Il giorno successivo, mentre Sciocco si dirigeva verso l’abitazione di Testagrossa, incontrò FratelConiglietto
”Oh, per i colli mangerecci del basso regno... quanta gente a casa di Testagrossa, non sarà successo qualcosa? Spero che non abbia voluto accenderla da solo, potrebbe essere scoppiato tutto. Ripensandoci, non vedo fumo, anzi, sento odore di dolci e frittelle; Roger non avrai, per caso detto a qualcuno, ...diciamo a tutta Foresta Birbante, del nostro lavoro, vero? Non li hai invitati tu. Vero?”. Disse improvvisamente il castoro
Indispettito dal tono preoccupato di Sciocco, il coniglio distrattamente rispose:
”Certo che no, ...solo che, sai, ieri passeggiando...gli animali chiedevano come mai non vi si vede più in giro? ...Cosa state facendo lì da Testagrossa? ...In fondo, sono nostri amici, potevo tenerlo segreto? Oh Buongiorno Signora Cornacchia! Quale ghiottoneria mi farà assaggiare oggi?”.
Sciocco restato senza parole, osservò Roger, che approfittava dell’occasione per fare colazione e preoccupato disse:
”E’ sempre azzardato vantarsi dei propri meriti prima di esserne certi, meglio sarebbe stato aspettare qualche giorno, ...speriamo bene...”.
La folla acclamava i tre amici:
”EVVIVA, …EVVIVA GLI INVENTORI, ...EVVIVA”.
Roger entusiasta per l’accoglienza salutava i presenti e prometteva di riscaldare tutte le tane di Foresta Birbante.
Testagrossa dava una zampa a Sciocco per ultimare i preparativi per l’accensione:
”Su Testagrossa, metti lì quell’anello... proviamo... attento alla motrice, ungi un altro po’ gli ingranaggi... ah Roger scusa, ma è meglio iniziare. Spingi il pulsante rosso e avrai l’onore di far partire la macchina... speriamo bene Testagrossa perché qui, mi sa che facciamo una figuraccia...”
continuò Sciocco sottovoce, sperando che...
PIM PUM PAM...
TRATTATATATTA...
CLICCHETTE CLICCHETTATTECCHETE...
BOOOOOOM...
Un grande scoppio ed in un nuvoloso polverone, la voce di Testagrossa rispondeva all’amico castoro:
"GIA'! ...GIA'! ...GIA'!".
Gli animali della foresta allibiti, si sfregavano gli occhi per togliersi di dosso la polvere nera, mentre attoniti osservavano la scena. Roger con sguardo tra l’incredulo ed il dispiaciuto, si scusava:
”Come siete sporchi! Uh, quanta polvere, poi possiamo andare tutti a fare un bagno nel lago! Certo con questo freddo... uh, quanta polvere... siete proprio sporchi. Mi dispiace, che polverone... stavolta ero sicuro che tutto sarebbe andato per il meglio... in ogni caso i progetti sono di Testagrossa, io non c’entro più di tanto, uh, quanta polvere!”.
Un forte grido di Testagrossa e di Sciocco attirò l’attenzione. I due amici si erano messi a ballare intorno a FratelConiglietto che preoccupato di sporcarsi, li scansò per evitare il nuvolone di polvere, non capiva perché avrebbe dovuto essere così felice di tutto quel disastro...
Eh già, contrariamente ad ogni previsione, la macchina per il caldo funzionava perfettamente e quando FratelConiglietto comprese, con grande entusiasmo incominciò a raccogliere le prenotazioni.
Roger annotava i nomi dei futuri possessori della macchina per il caldo, mentre Testagrossa a gran voce indirizzava la folla:
”Niente acconti, pagamento alla consegna... ordinazioni da questa parte...”.
Lontano dalla confusione, Sciocco analizzava i vari componenti con il Saggio Gufo Arturo, che compiaciuto cercava di capire come tutto ciò fosse possibile...
“Caro amico Roger... vivissimi complimenti a tutti e tre, ...è lodevole la vostra iniziativa, spero, che presto, ...potremo riparlarne davanti ad una buona tazza di the. Vivissimi complimentoni a tutti.”
”Eh, sa signor Arturo, con tutte le ordinazioni che abbiamo, saremo molto impegnati, ma vedrà, fra il riscaldamento di una tana e l’altra troverò certamente il tempo...”
”Oh, oh, oh, Roger, ...carissimo, tu scherzi sempre, ...lodevole anzi, lodevolissima l’iniziativa, ma certo dalla riuscita di un progetto alla sua messa in opera...è un peccato che non si possa utilizzare... una macchina così intelligentemente costruita... ancora complimentoni... e...”.
La folla ammutolì e tutti si voltarono verso il grande e saggio gufo Arturo, il quale alzando le lunghe sopracciglia:
”Lodevole l’impegno, ...il progetto è riuscito, ma voi abitanti di Foresta Birbante... non crederete certo, ...di poter sopportare questo frastuono a lungo. Spaventerebbe gli uccelli migratori e gli insetti origlioni. ...Non avete pensato ai grandi alberi, che d’inverno vi proteggono dal freddo e d’estate vi tengono all’ombra delle loro fronde? Con un riscaldamento artificiale germoglierebbero prima del tempo, convinti che l’arrivo della primavera sia imminente, il freddo non permetterebbe loro di prendere nutrimento dal terreno ghiacciato e perirebbero... comunque complimentoni, ...lodevolissima l’idea…”
Qualcuno della folla non voleva abbandonare l’idea di un tiepido inverno:
”Chissà che, per qualche albero, qui ce ne sono tanti!”.
Il saggio gufo Arturo replicò verso chi non capiva l’importanza d’ogni singola foglia di Foresta Birbante:
”Se, volete un caldo inverno e cibo pronto andate pure in città, questo non è posto per voi. ...Ricordate d’amare e rispettare la foresta ed ogni creatura che vi vive, piccola, indifesa o silenziosa che sia. Un albero o un insetto non sono in grado di opporsi alla forza di un agente esterno, quando periscono per vostra decisione, siete voi, che avete approfittato ingiustamente di una vita e commettete una miserevole azione. ...Difendiamo fin d’ora Foresta Birbante da questi mutamenti radicali o presto gli alberi seccheranno ed in poco tempo non resterà più vita nel nostro amato bosco…”.
Il vecchio gufo continuava con i suoi ammonimenti, ma ora nessuno lo stava più ad ascoltare: tutti tornavano a casa annullando le prenotazioni.
”NO, aspettate... sù, dai, non fate così, la miglioreremo, vedrete, ...aspettate, ...dai”.
I sogni di ricchezza di Roger svanirono improvvisamente e nel silenzio un rumoraccio infernale...
CICCHETTE, CICCHETTETACLA, CLITTETACCHETA.
“No... non è giusto, ...stavolta era andato tutto bene, la meritavamo proprio un poco di fortuna, …diventavamo ricchi…
RICCHI! RICCHI! RICCHI!”
”Non fare così Roger, tutti hanno ammirato la tua bella macchina. Il vecchio gufo ti ha anche invitato a far colazione con lui, non ricordi?”
disse Testagrossa cercando di consolare l’inconsolabile coniglio, che ad orecchie basse protestava:
”Sì, proprio lui, se non veniva era meglio, perché poi lo avete chiamato qui? Guastafeste, uffa!”.
”Pensa Roger, brioche e centrifugati a sbaffo. Poteva andare peggio! Certo la prossima volta, farai meno pubblicità, ...ma tanto lo avrebbe saputo, presto o tardi...”
Incalzò Sciocco accompagnando Roger verso il frigorifero:
”Ma io, cosa ci guadagno... uffa, che giornata sfortunata! Domani vado proprio a fare colazione col gufo: mi ha invitato! Vedrai gufaccio! Me coniglio sventurato, e ora? Uhm, ah, sì la torta che mi ha regalato la Signora Opossum come acconto. Poco male, si…i pasticcini, la bibita... ho preso tutto? Si, va bene, ...ne volete un po’ voi? Poco però, no grazie io uso il piatto della torta, già che la tagliamo è meglio finirla... prendetene poca però... così è troppa, ...e io?”
Dopo un abbondante spuntino, la delusione di Roger lentamente svanì, mentre Sciocco, spense il macchinario.
Testagrossa ed il castoro riuscirono ad accaparrarsi qualche briciola del dolce e facendo merenda insieme al coniglio, osservarono compiaciuti come i cuccioli di Foresta Birbante si divertissero a saltellare sopra e dentro la loro macchina per il caldo...
“Uhm, buona la torta non è che ne avete mangiata troppa voi? Testagrossa io ho ancora fame, hai tenuto del budino? Sai lo shock! Mi devo riprendere…”.