TITOLO: Il sogno di Filli
AUTORE: Antonella Sacco
GENERE: Racconto
C’era una volta Filli, una giovane elefantessa che viveva nella savana. Una notte Filli sognò un bellissimo lago fra le montagne. Sulle sponde del lago crescevano fiori di tutte le forme e di tutti i colori; sulla superficie dell’acqua bianche ninfee. Era un luogo davvero speciale: l’aria era più pura, i rumori  più soffici; un senso di pace invadeva l’anima. Annunciata da un lieve fruscio una grande Elefantessa Bianca apparve dietro un cespuglio. Guardò Filli con occhi dolci e disse:
“Benvenuta al Lago Fiorito.”
“Grazie. E’ bellissimo.”
“E’ molto di più. Se berrai l’acqua del lago saprai sempre cosa è più giusto fare.”
Filli si avvicinò alla riva, ma l’elefantessa la fermò sorridendo:
“No, non adesso. Questo è solo un sogno. Ma il Lago Fiorito esiste, e un giorno riuscirai a trovarlo.”
Si alzò una nebbia, che nascose alla vista di Filli il lago, i fiori, l’Elefantessa Bianca.
Quando si svegliò Filli chiese alle compagne del branco se avessero mai sentito parlare di quel lago.
“E’ solo un sogno.” Le dissero.
Filli però era sicura che il lago esistesse davvero: il ricordo che conservava era preciso e nitido, non sfuocato come di solito accade con i sogni. Rivedeva con esattezza ogni cespuglio, ogni ramo. A volte le pareva di udire la voce della grande Elefantessa Bianca, allora si voltava verso la direzione da cui proveniva il suono, per chiederle come raggiungere il Lago, ma intorno a lei c’era solo la savana. Domandava a tutti quelli che incontrava se avevano visto il Lago Fiorito o se avevano indicazioni da darle.
Chiese a una coppia di giraffe: loro scossero il lungo collo: “No.”
Chiese a una zebra: “No.”
Chiese agli elefanti di un altro branco: “No.”
Chiese alle farfalle: “No. Non possiamo volare lontano.”
Chiese a un serpente: “No.”
Chiese anche al vento, ma il vento canta la sua canzone e non risponde a nessuna domanda. Sa troppe cose il vento, per raccontarle tutte dovrebbe fermarsi a lungo, e poiché non ama stare fermo non parla con nessuno.
Un giorno un vecchio babbuino le disse di aver sentito parlare, tanto tempo prima, di un lago simile a quello del suo sogno, ma non conosceva la strada per andarci. Le compagne del branco commentarono che avrebbe fatto bene a non dar retta a quelle parole: i babbuini amano prendere in giro gli altri, si sa.
Filli non si lasciò convincere, e decise di mettersi in viaggio alla ricerca del lago. Era sicura che un giorno lo avrebbe trovato. La capobranco e le altre elefantesse tentarono di dissuaderla, ma lei non le ascoltò.
Camminò e camminò per giorni e mesi e anni. Filli continuava a chiedere a tutti quelli che incontrava se conoscessero il Lago: la risposta era sempre la stessa, nessuno ne aveva sentito parlare. Il tempo passò, e Filli aspettava per la prima volta un cucciolo, la sua pancia era grande e pesante, la nascita era prossima. Mentre stava bevendo al fiume udì due pappagalli parlare di fiori e di un lago. Domandò loro:
“Conoscete forse un lago sulle cui sponde crescono fiori di tutti i colori e fiori bianchi sulla sua superficie?”
Quelli la guardarono. Il maschio disse: “E’ il Lago Fiorito.”
“Si trova a tre giorni di volo da qui.” Aggiunse la femmina.
Filli, felice, si fece spiegare la strada per raggiungerlo, poi ringraziò e salutò i pappagalli. Poiché era quasi il tramonto rimandò la partenza al mattino dopo. Camminò per quattro giorni in pianura, poi la strada prese a salire e divenne più faticosa. Ma Filli non si perse d’animo, sentiva che la meta era vicina. La sera del sesto giorno attraversò un bosco. Quando ne uscì si trovò davanti un luogo bellissimo: cespugli fioriti e piante acquatiche ornavano un piccolo lago dalle acque limpide, qua e là cosparse di candide ninfee. Il Lago Fiorito era proprio come lo aveva sognato. Restò a guardarlo incantata, poi, lentamente, vi girò intorno. Infine si avvicinò alla sponda e bevve avidamente.
Qualche giorno dopo, mentre riposava all’ombra di un albero, sognò la grande Elefantessa Bianca.
“Benvenuta al Lago Fiorito. Ti aspettavo.”
“Grazie. E’ stato difficile trovarlo.”
“Ma ci sei riuscita. Molti non vogliono credere che esista, perciò non lo troveranno mai.”
“Ho bevuto l’acqua del lago. Ma non mi sento più saggia.”
L’Elefantessa Bianca sorrise: “La saggezza è nel profondo di ciascuno di noi, basta ascoltare la sua voce. Io stessa non esisto, se non dentro di te.” Filli si accorse per la prima volta che la grande Elefantessa Bianca le somigliava molto, a parte il colore del pelo.
Pochi giorni dopo Filli diede alla luce una bellissima elefantina. Sull’orecchio sinistro una piccola macchia di pelo bianco aveva la forma di un fiore, di una ninfea come quelle del Lago Fiorito. Carezzando la figlia appena nata con la proboscide Filli le disse: “Benvenuta Ninfa.”
La piccola emise un lieve barrito, poi un altro: era il suo modo di piangere. “Hai fame, vero?” Filli fece in modo che l’elefantina potesse succhiare il latte, e Ninfa smise subito di piangere
BIOGRAFIA DELL'AUTORE
Sono nata a Firenze il 20 gennaio 1957, sono laureata in matematica e lavoro come impiegata.
Ho pubblicato alcuni racconti molto brevi sulla rivista Ellin Selae e un libro di racconti.