TITOLO: Guscio di noce
AUTORE: Bruna Valori
GENERE: Racconto
Guscio di Noce si arenò sulla spiaggia in un mattino di dicembre. C’era stato vento e l’alta marea aveva depositato di tutto in mezzo alla sabbia: conchiglie biglietti di auguri sbavati tappi di bottiglie la casa di un granchio uscito a prendere il sole ai tropici.
Guscio di Noce si trovò in buona compagnia. Per individuare un angolo riparato e ancora libero dovette faticare parecchio. Sembrava d’essere a ferragosto, tra ombrelloni e asciugamani stesi.
Guscio di Noce arrancava per allontanarsi dalla schiuma delle onde che volevano giocare a rimpiattino. “Burlone come al solito, il mare” pensò “… non smetterebbe mai di giocare!”
Incontrò alcuni amici con cui aveva condiviso un tratto di traversata. Erano Buccia d’Arancia e  Mandorla d’Avocado, una coppia molto perbene che d’inverno attraversava il mare. Si davano un sacco d’arie, perché potevano viaggiare tutto l’anno. Ma quando Guscio di Noce li aveva incontrati in mezzo al Mediterraneo erano stanchi e avevano apprezzato il passaggio che aveva offerto loro su un Piatto di Sughero dotato di tutti i confort.
Nel cabina del Piatto di Sughero Buccia d’Arancia e Mandorla d’Avocado avevano dormito a lungo. Svegliandosi avevano chiesto frutta a colazione: avevano gusti raffinati e consolidate abitudini, ci tenevano a sottolinearlo.
Guscio di Noce – che stava al timone – aveva risposto “Mi dispiace, frutta non ce n‘è fino al prossimo porto… ho cucinato alici con contorno di alghe…. Se gradite….”
“Pesce a colazione…brrr…” esclamarono ad una voce Buccia d’Arancia e Mandorla.
“Però, senti che profumo…” riconobbe Buccia d’Arancia, che di aromi si intendeva.
Era cresciuto in un campo della Sicilia che pareva una terrazza sul mare. Di primavera aveva assorbito l’odore dolce delle zagare e l’aspro dei fiori di limone. Dopo i temporali, quando il cielo scuro si apriva e ritornava di zaffiro, sulla sua pelle si depositava il salmastro portato dal vento.
“Sei un bravo cuoco” aggiunse Mandorla, che era invece esperta di colori e aromi tropicali.
La sua infanzia l’aveva trascorsa nella foresta amazzonica, e non riusciva a capacitarsi del fatto che altrove fiori e frutti fossero piccolini e quasi stinti.
“Chissà cosa riusciresti a fare con i prodotti della mia terra!” continuò Mandorla, che qualche volta era un po’ noiosa perché rimpiangeva sempre la lussureggiante foresta dove ancora viveva la sua Mamma Pianta e dove scorrazzavano i suoi numerosissimi fratelli.
“Io mi seggo a tavola… ho fame!” aveva stabilito Guscio di Noce. “Se mi tenete compagnia sono contento!”
Così era avvenuto, e i tre erano diventati buoni amici per davvero. Erano rimasti insieme fino al porto di Tangeri, dove Buccia d’Arancia e Mandorla d’Avocado erano scesi per incontrare certi  conoscenti.
“Ci rivedremo presto!”
“Grazie del passaggio…”
“Buon viaggio!”
E Guscio di Noce aveva ripreso a navigare da solo. Il mare era buono e governare il timone non costava fatica. Poteva pescare, dormire, fare quattro chiacchiere con altri viaggiatori.
“Se lo racconto sulla terra nessuno ci crederà! Le vie del mare sono molto frequentate e si conoscono personaggi fantastici!”
Una sera il sole stava  tramontando.  Il mare sembrava una maglietta a righe blu arancio e viola fino all’orizzonte dove si intravedeva una sottile striscia di terra.
“Guscio di Noce…finalmente ti ho trovato!” una voce arrivò da lontano.
“Chi sei? Non ti vedo…” si guardava intorno Guscio di Noce e non riusciva a distinguere nessuno.
“Sono alla tua destra, fra poco le onde mi porteranno vicino a te…”
“Ah, ora ti vedo… benvenuta, Bottiglia Vagante!” e Guscio di Noce l’accolse con un sorriso.
Bottiglia Vagante era una vecchia amica. Si conoscevano da molti anni, tutti e due sempre in viaggio da un porto all’altro. In comune avevano la passione per l’avventura, partivano senza una meta precisa lasciandosi portare dalla marea. A essere pignoli, per Bottiglia Vagante navigare era quasi un destino: non riusciva mai a fermarsi. Quando arrivava sull’arenile o si riposava in mezzo alle felci di uno stagno, chiacchierando con fenicotteri e nitticore, subito arrivava qualcuno.
“Una bottiglia che galleggia… chissà se contiene un messaggio”  L’afferrava, la scuoteva. “Nessun messaggio….” mormorava deluso. Dalle tasche tirava fuori in foglio di carta una biro e scriveva due parole o una lunga frase. Infilava il foglio nella bottiglia. Compariva da chissà dove un tappo per richiuderla e… oplà! la lanciava di nuovo in mare.
“Buon viaggio.. buona fortuna…”
Nessuno resisteva alla tentazione. Forse perché Bottiglia Vagante era davvero attraente, d’un colore blu come il topazio  un po’ cicciotella sui fianchi il collo allungato.
Chi trovava un messaggio nella bottiglia si emozionava quasi si trattasse della mappa del tesoro. Correva su e giù per la spiaggia dicendo a tutti “Ho trovato un messaggio nella bottiglia!” Cercava di leggere le parole stinte e poi telefonava ad un amico alla mamma alla fidanzata ripetendo “Ho trovato un messaggio nella bottiglia… ho trovato…”
Di solito sul foglio stropicciato si leggeva a malapena “ciao, sono Luigi il mio numero di telefono è….”  oppure “My name is Ann from New England… have a good trip and good luck ..”
Saluti e indirizzi solcavano il mare. Qualche volta Bottiglia Vagante aveva assistito al nascere di un’amicizia, l’uomo che l’aveva raccolta aveva subito telefonato al numero indicato “Il tuo messaggio è arrivato fin qua… negli stagni di Cagliari… io sono Enrico… da Gibilterra??? Incredibile… quattro mesi fa…”
Bottiglia Vagante avrebbe voluto descrivere il viaggio,  quanto si era impegnata ad evitare spuntoni di roccia  e le reti dei pescatori. Ma dopo averla svuotata nessuno più le prestava attenzione, nonostante lei cercasse di rotolare sui piedi della persona che l’aveva raccolta.
Una vita movimentata era la sua. L’aveva raccontata a Guscio di Noce nelle lunghe traversate a fianco del Piatto di Sughero.
“Mi sento la postina del mare… uomini e donne mi affidano le loro parole e s’aspettano che io le porti da una terra all’altra…”
“E’ un compito impegnativo!” convenne Guscio di Noce.
Ogni volta che si  incontravano Bottiglia Vagante gli regalava una nuova avventura.
Per questo quando Guscio di Noce la vide affiancarsi ansimante al Piatto di Sughero le propose “ Sali con me.. ti riposi ci beviamo un punch e facciamo due chiacchiere”
“Finalmente ti ho trovato… ti devo assolutamente parlare…”
Mezz’ora ci volle perché Bottiglia Vagante riprendesse fiato. Poi iniziò a raccontare.
“Il mio viaggio è stato incredibile. Un marinaio di un cargo mi ha raccolto. “Sarai il mio portafortuna” diceva, mi ha portato in cabina e ogni sera ricordava la sua famiglia, i figli piccoli, la moglie. Anche le fotografie mi ha mostrato. Per la prima volta ho attraversato l’Oceano e sono arrivata sulle coste del Canada. In porto, il marinaio è sceso a terra… Qualche ora dopo è entrato l’addetto alle pulizie che rassettando la cabina mi ha gettato nel bidone della spazzatura. Il bidone è stato svuotato nel cassone dei rifiuti sulla banchina. Ho cominciato a preoccuparmi. Lì dentro tutti speravano di essere trasportati nella discarica, e a me non sembrava una bella prospettiva.
“Ma scherzi?!” mi spiegò un foglio stropicciato del New York Times “L’alternativa è il compattatore che ci trasformerebbe in mattonelle da bruciare!”
E’ stata una notte lunghissima, caro Guscio di Noce… Sentivo il rumore del mare e avevo paura che non l’avrei più navigato. Senza neppure salutare gli amici…”
Guscio di Noce le fece una carezza e le offrì una tazza di thè alla menta. “per fortuna sei qui a raccontare…”
“E’ stato un caso… A mattina un camion con la gru ha sollevato il cassonetto e siamo stati gettati alla rinfusa su una montagna di cose, le più diverse… figurati che c’era persino un televisore a 25 pollici…”
Bottiglia Vagante sorseggiò la sua tazza di thè poi riprese il racconto.
“Si stava appiccicati, sballonzolati qua e là ad ogni salto sulla strada sconnessa e piena di buche… Il carico cresceva ad ogni fermata. Arrivò un gruppo di bottiglie di birra vuote, anche loro molto in apprensione perché temevano di essere frantumate.
Io, che soffro di claustrofobia, ho cercato di restare a galla, per respirare meglio…”
“E cos’è successo?”
Il camion ha fatto un sobbalzo più brusco. Io ero distratta… stavo ripensando alla mia vita… mi sono ritrovata a rotolare sull’asfalto insieme a due bottiglie di birra e al foglio del New York Times.
“Chissà cosa succederà a chi è rimasto lassù?” si domandò la bottiglia di birra più giovane.
”Ora dobbiamo pensare a noi… a come cavarcela…”
“Intanto… attenzione sta arrivando un’auto!”
La solita bottiglia di birra, distratta come un’adolescente, quasi era scivolata sotto le ruote.
Ci salutammo, perché ognuno di noi aveva progetti diversi.”
“E tu, cosa volevi fare?” la interruppe Guscio di Noce.
“Ritornare verso il mare, anche se non sapevo neppure dov’ero…. Ma ero libera e convinta che prima o poi la soluzione si sarebbe presentata davanti a me… per alcune ore mi fermai sul ciglio della strada… avevo bisogno di riposare… Quando mi svegliai il giorno era chiaro e freddo. Mi resi conto di essere sull’argine di un canale o di un fiume e con un l’aiuto di un cane di passaggio riuscii a scivolare fino all’acqua. La corrente porta sempre al mare, e io stavo avvicinandomi al mio mare… Per alcuni giorni galleggiai trascinata dalla deriva…Dai gabbiani appresi che stavo andando verso lo Hudson che si getta nell’oceano. Un mattino finii in una rete. Di nuovo prigioniera.
Dalla rete mi presero invece le mani di una donna. La donna aveva espresso un desiderio lanciando la rete dal barcone che era la sua casa. “Se pesco qualcosa di diverso da un pesce entro l’anno non sarò più una clandestina…” Questo lo raccontò a un’amica ed io compresi di essere diventata il suo portafortuna.
Scoprì che Neera era fuggita dal suo paese in Africa da anni in guerra e aspettava che le riconoscessero lo stato di rifugiata politica, ma il tempo passava e la risposta non arrivava. Per non perdersi d’animo – nonostante tutto era una persona gioiosa e ottimista – scommetteva su piccoli sortilegi. Il gioco degli if, lo chiamava. Se incontro un gatto ricevo una telefonata dai miei fratelli….se la prima parola del libro inizia con la lettera F trovo un lavoro…
Restai sul tavolo del barcone per molte settimane. Il gioco degli if non funzionava, ma Neera aveva imparato a non essere impaziente.
Una mattina presto ricevette una telefonata ed uscì di corsa. Al ritorno aveva un’altra bottiglia colorata in mano e l’accompagnavano delle persone allegre e ridenti. Era stata al Dipartimento e le avevano consegnato il permesso di soggiorno! Fecero festa fino a tardi. Quando rimase sola sedette al tavolo, appoggiò l’altra bottiglia, scrisse alcune parole su due minuscoli biglietti. E cominciò a parlarmi.
“Mia cara bottiglia portafortuna… ti chiedo di aiutarmi ancora… Devi arrivare in Europa e consegnare a qualcuno questo biglietto… la mia comunità farà sapere alla mia famiglia che sono finalmente in regola e possono raggiungermi…Lo stesso messaggio affido a quest’altra bottiglia… se arriverete a destinazione la mia vita sarà davvero felice, e la mia famiglia smetterà di aver paura per me….”
Dopo aver infilato il messaggio mi diede un bacio sulla pancia e mi lanciò in acqua. A breve mi seguì l’altra bottiglia.
“Good luck” Neera mi augurava buon viaggio e piangeva di commozione.
Non ti racconto tutto ciò che mi è successo dopo. Da mesi sono in viaggio e molte volte ho avuto paura di non farcela.  Ho perso i contatti con Gipsy, l’altra bottiglia. Lei era salita su una nave da crociera che avrebbe sostato anche in Italia. Prima di dividerci ci siamo date un appuntamento alla nostra spiaggia, e spero di ritrovarla. Sto chiedendo a tutti sue notizie …”
Guscio di Noce guardò la luna. “Abbiamo ancora venti giorni prima di ritrovarci sulla nostra spiaggia… Resta con me, faremo volare Piatto di Sughero per non arrivare in ritardo!”
Così Bottiglia Vagante e Guscio di Noce percorsero un lungo tratto di mare insieme. Attraverso il vetro si intravedeva il foglio di carta che Bottiglia Vagante proteggeva con cure quasi materne.
Quando si iniziò a intravedere l’isola Bottiglia Vagante scese e salutò Guscio di Noce. “Posso approfittare della risacca per viaggiare più veloce… ci vediamo tra pochi giorni…”
“Arrivederci, buona fortuna…”
Guscio di Noce ora stava cercando Bottiglia Vagante sulla spiaggia. Sperava di incontrare anche Gipsy, e a tutti domandava se avessero visto le due amiche.
L’isola era davvero affollata e continuavano ad arrivare ospiti. Fra poco, scesa la notte, sarebbe iniziata la grande festa.
E’  tradizione degli oggetti che vivono nel mare ritrovarsi ogni anno all’Isola dei Conigli. Ogni anno ci sono ospiti nuovi, viaggiatori improvvisati e esseri randagi per scelta esistenziale. Sulla spiaggia a mezzaluna ognuno sa di essere a casa, e le onde del mare sbarcano con delicatezza anche gli oggetti più fragili o più acciaccati.
Finalmente Guscio di Noce riconobbe il profilo di Bottiglia Vagante in compagnia di un’altra bottiglia, Gipsy di sicuro, identica alla descrizione che aveva ascoltato in mezzo al mediterraneo.
“Ciao Guscio di Noce!!” gridò Bottiglia Vagante quando lo vide.
“Ce l’abbiamo fatta! Un pescatore ci ha raccolto vicino al porto, ha trovato i messaggi, li ha letti e subito ha telefonato al numero che Neera aveva scritto…” la voce di Bottiglia Vagante grondava di allegria.
“Allora sei davvero una postina portafortuna….” la prese in giro Guscio di Noce.
“Questa volta non era soltanto un gioco… sono davvero contenta per Neera…”
“Ora abbiamo un motivo in più per festeggiare!”
Nel frattempo si erano avvicinati Buccia d’Arancia e Mandorla d’Avocado, che ascoltarono commuovendosi fino alle lacrime l’ultima avventura di Bottiglia Vagante.
La festa stava iniziando. Le onde cominciarono a danzare la schiuma assumeva mille forme e poi scendeva dolcemente a lambire chi stava in prima fila. E nel silenzio totale si sentì crescere la canzone del mare che arrivava dal profondo e soltanto in quella notte trovava le parole della serenità. La luna e le stelle non furono da meno, e improvvisarono – come al solito – uno spettacolo di luci ed ombre, stelle cadenti luminose e scoppiettanti come fuochi d’artificio e immagini proiettate sull’orizzonte come ombre cinesi.
Le tartarughe padrone di casa si muovevano con eleganza trasportando vassoi di leccornie e bicchieri di vino.
Tra un gioco e l’altro ognuno raccontava qualcosa che gli era capitato durante l’anno, per condividere la gioia o per seppellire il dolore in compagnia degli amici che gli stavano accanto.
Bottiglia Vagante salì sul bordo della collina – quella notte tutto era possibile e le tartarughe davano una mano agli spostamenti trasportando tutti sul carapace lucidato per l’occasione. Prese la parola un po’ imbarazzata ma quando terminò la sua storia aveva ritrovato la sicurezza  che tutti le conoscevano.
 “Cari amici, quest’anno per me finisce come una favola e questo è il miglior auspicio per l’anno nuovo che sta per entrare nella nostra vita di oggetti vaganti ed insignificanti che galleggiano sul mare…anche una bottiglia vuota e gettata a mare può portare un po’ di felicità …”
Poi, con le lacrime agli occhi ma con un sorriso che  illuminava la notte, ritornò accanto a Guscio di Noce, a Gipsy, a Piatto di Sughero, a Buccia d’Arancia, a Mandorla d’Avocado e a tutti quelli che a ragione considerava la sua famiglia. La luna le regalò una carezza sul vetro che divenne lucente come le squame argentate di una sirena.
Il gioco delle stelle si fece frenetico e mille bottiglie si aprirono nel cielo.
Era finito un anno, un altro stava per ricominciare.
BIOGRAFIA DELL'AUTORE
Bruna Valori è dirigente d’azienda. Scrive fin da quando  era bambina, per un piacere riservato e personale.
Ora, alle soglie dei cinquant’anni, appagata ed apprezzata sul piano professionale, si sente in grado di tirar fuori dai cassetti i suoi racconti e di invitarli ad affrontare il mondo.
Le piace scrivere anche storie per bambini, giocando con la loro fantasia non ancora imbrigliata e rubando dal mondo che la circonda spunti intorno ai quali costruisce trame in bilico tra realtà ed immaginazione.