TITOLO: Blu e l'arcobaleno
AUTORE: Bruna Valori
GENERE: Racconto per bambini
Blu non aveva trovato posto nell’arcobaleno.
Distratto come al solito si era soffermato a guardare due rane che saltavano in uno stagno. Voleva imparare a saltare a zampe larghe aggirando i fili d’erba.
“Corri Blu! – gli gridavano i suoi fratelli – Il Grande Sole ci ha chiamato… C’è una novità …andiamo a vedere…”
“Arrivo! Aspettatemi….”
Tutti i colori gli passarono accanto mentre Blu si era seduto sulla terra e provava ad alzarsi di colpo come facevano Cri e Cra, i due ranocchi che si rincorrevano sul bordo dell’acqua.
“Ci devo riuscire … ci devo riuscire…” ripeteva Blu ma quando si slanciava per il salto poi ricadeva a terra come un sasso.
I due ranocchi stavano a guardarlo dal fosso e scoppiavano a ridere senza ritegno.
“Non sei una rana.. non ce la farai mai!!”
Dopo 100 prove di salto Blu si ricordò che ormai avrebbe dovuto essere con gli altri fratelli davanti al Grande Sole.
“Arriverò in ritardo un’altra volta e dovrò spiegare perché….” disse a voce alta scuotendo la testa.
Salutò Cri e Cra “Ci vediamo domani o la prossima settimana …”
“Tanto non riuscirai mai a saltare come noi!” – lo prendevano in giro Cri e Cra. Però erano molto contenti di quel compagno di giochi così buffo ed imbranato – “Ritorna presto… ti insegneremo ancora….”
Blu si mise a rincorrere gli altri colori  lungo la tangenziale rischiando di finire sotto le auto che sfrecciavano veloci.
Per un tratti si aggrappò ad una vecchia motocicletta per guadagnare tempo e risparmiare fatica. Molto presto il motociclista si fermò ad un distributore: tutti gli facevano strani segnali con i fari perché dal tubo di scappamento  usciva un fumo azzurro che nascondeva la moto e chi la guidava.
Il motociclista chiese aiuto al ragazzo della pompa di benzina.
“Non capisco, ho controllato soltanto ieri l’olio del motore…”
“Non c’è nulla… tutto è a posto…” fu la risposta del meccanico dopo aver aperto e chiuso tappi avvitato e svitato viti smontato e rimontato tubi e tubicini.
Mentre il motociclista ed il ragazzo cercavano di capire di quale strana ed insolita malattia soffrisse la vecchia moto, Blu ne approfittò per allontanarsi in punta di piedi.
Aveva combinato un altro guaio!
Dimenticava sempre di non avvicinarsi troppo alle fonti di calore… il motore di un’auto o di una motocicletta o un piatto caldo… Ogni volta perdeva colore e succedevano i fenomeni più strani: da un piatto di pastasciutta bollente il profumo di sugo si tingeva di blu intenso, dai locali di una caldaia saliva una nube azzurra di fiordalisi  che ricadevano per le vie del quartiere… E a Blu toccava sempre scappare di corsa senza farsi vedere prima che qualcuno lo scambiasse per un tubetto di tempere cascato dalla cartella di un bambino…
Dopo doveva ascoltare i rimproveri del Grande Sole che non ormai sapeva più che cosa dire a quel colore così distratto e sventato.
Quando ritenne di essere sufficientemente distante dall’area di servizio Blu si fermò per riprendere fiato appoggiandosi ad un sasso. Pensò che fosse più saggio allontanarsi dalla tangenziale e prendere la via dei campi.
La strada che portava al grande Sole era ancora lunga. Blu si annoiava a camminare da solo.
“Se avessi seguito i miei fratelli saremmo arrivati davanti al Grande Sole senza accorgercene…” rimuginava tra sé e sé e si riprometteva di non lasciarsi mai più distrarre dalle cose che vedeva intorno.
Intanto Blu era arrivato dalle parti del Camino Brontolone, che tossiva come un treno a vapore e gettava verso il cielo anello di fumo chiaro. Lo sentì tossire da lontano e gli sembrò maleducato non avvicinarsi e chiedergli notizie della sua salute.
“Buongiorno Camino! Ti ricordi di me? Il mese scorso mi sono fermato sul tuo tetto con i miei fratelli… Rosso e Mattone hanno dato una rinfrescata al colore delle tegole che erano pallide e stinte…”
“Ciao, Blu! Certo che vi ricordo… Con tutta la confusione che avete portato… alla fine abbiamo fatto una grande feste ed il tetto sembrava una tavolozza di colori…”
Il Camino Brontolone parlava e tossiva e quando parlava gli anelli di fumo bianco si moltiplicavano e sembravano una collana luminosa intorno al collo di una bella signora.
“Come stai, Camino? La tua tosse come va?” Blu conosceva le buone maniere e sapeva essere gentile.
“Uhm.. Sono raffreddato.. Dopo la pioggia di questi giorni i miei amici che abitano qui sotto hanno acceso il fuoco…”
“E’ normale, no?”
“Non proprio.. si erano dimenticati di mettere la legna all’asciutto e stanno usando legna verde e ancora bagnata…”
“Non hanno ancora imparato?”
“Sono due ragazzi giovani con la testa sempre tra le nuvole… Io cerco di ricordargli che la legnaia va coperta a inizio inverno..”
“E allora?”
“Iniziano a spostare qualche tronco qualche ceppa poi uno di loro esce con una macchina fotografica perché c’è un bel tramonto o un’ape che ronza su un fiore… e si dimenticano di me della mia salute e della legna da portare all’asciutto…”
“Dai, fra qualche minuto la tosse ti passerà.. il fumo ora esce bianco come una nube…”
Mentre parlava Blu faceva capriole tra gli anelli di fumo e si lasciava portare in alto sull’ombrello bianco che usciva dal camino seduto con le gambe penzoloni su quel soffice cuscino di vapore che diventava azzurro come un’ortensia nel mese di luglio.
Arrivato in alto al di sopra degli alberi che circondavano la casa Blu apriva le braccia e scivolava lungo i fili invisibili delle scale che portano al cielo e dal cielo alla terra. Dopo essere salito e sceso molte volte, intorno al camino restavano scie colorate come i nastri dell’albero della cuccagna di un paese in festa. Un vento leggero smuoveva quelle stelle filanti che il Camino Brontolone osservava con un po’ di tristezza, lui che non poteva muoversi dal tetto..
“Scusa, ma ora devo scappare…” Blu si ricordò che non poteva fermarsi oltre.
“Chi ti aspetta?”
“Il Grande Sole… arriverò tardissimo…Ciao, a presto!”
“ Ciao Blu, corri …anche oggi nessuno ti potrà evitare una bella romanzina… Ritorna quando vuoi!”
E Blu riprese a correre e a saltellare avvicinandosi alle colline dove c’era l’altalena che l’avrebbe portato davanti al Grande Sole.
Era quasi arrivato alle colline quando vide una bimba che stava raccogliendo lamponi vicino ad una casa bianca con una grande pergola di uva fragola. La bimba era bionda e teneva in mano un cestino di vimini. Staccava i lamponi uno ad uno li metteva nella cesta avvolta di foglie e quelli più maturi li mangiava. Stava cantando una canzone e Blu cercò di capire se era la canzone dei colori, un grande segreto che nessuno avrebbe dovuto conoscere.
Fece ancora qualche passo per ascoltare meglio. Proprio quella era la canzone! Allora quella bambina era tra i pochi che sapevano parlare la lingua dei colori e capire le loro voci portate dall’aria…
“Ludovica, vieni… andiamo a fare una passeggiata in bici…”
“Arrivo, mamma… Ho raccolto i lamponi per cena…”
Ludovica andò incontro alla mamma che l’accolse con un abbraccio.
“La cesta è quasi piena… e sotto c’è il ribes e l’uva spina…Sei stata bravissima! Stasera ne potremo dare una manciata ai nostri amici…”
Posato il cestino su una panca, Ludovica e la sua mamma entrarono nella cantina a tirar fuori le loro biciclette.
“Andiamo verso la casa dei murales…” propose la mamma e pedalando insieme uscirono dal cortile.
Blu si aggrappò allo zainetto a forma di orsachiotto che Ludovica portava sulle spalle. La casa dei murales era proprio a due passi dall’altalena che portava al grande Sole. Avrebbe potuto fare l’ultimo tratto di strada in compagnia e senza fatica!
“La canzone che cantavi prima l’hai imparata a scuola?”
“No, non ricordo dove l’ho sentita…Vuoi ascoltarla?”
“Volentieri, prima non sono riuscita a sentirne che poche parole…”
E Ludovica riprese a cantare la canzone dei colori, che raccontava la storia dei colori che diventano cose e portano allegria ad un mondo triste ed anche il grigio delle case e delle strade si veste a festa e diventa leggiadro e armonioso come il bianco delle nubi o il rosso del fuoco.
“E’ una canzone molto bella e ricordi tutte le parole… proviamo a cantarla insieme..”
Blu aveva ascoltato con attenzione la bambina, ancora stupito che qualcuno conoscesse quella musica. Si era trovato un posto comodo sopra il naso dell’orsachiotto e da lì osservava incuriosito le sue due compagne di viaggio.
“Mamma, ti devo dire un segreto… ma promettimi di mantenerlo…”
“Certo, amore mio…non ne parlerò con nessuno!”
“Questa canzone l’ho sognata stanotte… C’era un grande falò come quelli che fa papà d’inverno e intorno tante luci di tutti i colori… più colori dei miei pastelli… le luci facevano il girotondo intorno al falò e cantavano questa canzone….”
“E’ un sogno delizioso… i colori ti hanno fatto un regalo… Quando rientriamo a casa proviamo a disegnare quello che hai visto stanotte così ti resterà il ricordo…”
Continuavamo a pedalare con allegria. Ludovica cantava una strofa e poi la ripeteva con la mamma.  Ogni tanto interrompeva la canzone per raccontare qualcosa che era successo a scuola o un nuovo gioco che aveva provato nel pomeriggio.
A Blu erano simpatiche, Ludovica e la sua mamma. Erano persone serene ed avevano apprezzato la storia dei colori, il tentativo di portare gioia in mezzo alle cose tristi e complicate della vita di tutti i giorni.
Di colpo Ludovica smise di pedalare.
“Mamma, guarda là in mezzo alle colline…” disse lasciando cadere la bici per terra e avvicinandosi alla mamma che si era fermata dietro di lei. Con la mano Ludovica indicava due archi colorati tra le colline dalla parte opposta al sole che stava preparandosi al tramonto.
“E’ un arcobaleno… Da molti anni è scomparso dalla terra… “ anche la mamma di Ludovica stava a guardare rapita da quelle sottili fasce di colore che si alzavano tra le colline.
“E tu come fai a sapere che è un arcobaleno?” chiese Ludovica
“Mia nonna mi raccontava che dopo la pioggia il ritorno del sole era annunciato da questo arco colorato che riportava la luce e tranquillizzava la gente…l’arcobaleno era diventato un sinonimo di speranza di fiducia, perché dopo sarebbe ritornato il sole…”
“Mamma, lì sono due gli arcobaleni…” Ludovica continuava a fissare l’orizzonte tagliato dai colori  curiosa e stupita.
“Sai, Ludovica, ogni tanto capita alle persone di vedere o ascoltare qualcosa di insolito. Qualcosa di cui non tutti si accorgono. Tu stanotte hai sognato la canzone dei colori ed ora l’arcobaleno appare davanti a te dopo essersi nascosto per molti anni…”
“Sono una bimba fortunata, allora?!”
“Una bimba fortunata e felice…” le rispose la mamma, tenendola stretta tra le braccia mentre si augurava che quei piccoli segni potessero accompagnare la sua bimba per tutta la vita.
Blu aveva fatto capolino dall’orsachiotto. Anche lui fissava l’arcobaleno e riconosceva tutti i colori. I suoi fratelli stavano tendendo dei fili colorati da una collina all’altra e lungo quei fili Blu riusciva a riconoscere i segni della lingua dei colori.
“Ecco perché il Grande Sole ci ha chiamato… ed io non sono riuscito ad essere puntuale… Era davvero una grande sorpresa…” pensava Blu, contento di tutti gli incontri di quel pomeriggio ma anche dispiaciuto di non esser stato presente quando il Grande Sole aveva annunciato il ritorno dell’arcobaleno.
“Nell’arcobaleno manca il blu!” osservò Ludovica.
“Hai ragione… forse perché il blu è tutto nel cielo…” fu la risposta della mamma.
“Veramente… manca il blu perché io non sono arrivato in tempo…” disse una voce alle spalle di Ludovica, che girò la testa un po’ spaventata mentre la mamma si guardava intorno per capire chi avesse parlato.
“Sei tu il blu? Ma non ti vedo, dove ti nascondi?” superato lo stupore, Ludovica ora era soprattutto curiosa.
“Io mi chiamo Blu e sono sul tuo zaino… Mi vedi ora?”
“Ciao, io sono Ludovica… sono molto contenta di conoscerti…e lei è la mia mamma…”
“E’ da un po’ che vi accompagno … anzi che mi lascio portare da voi…ma ora devo correre via… sono molto in ritardo….”
“Spero di rivederti presto… viene di nuovo a trovarmi….ciao Blu”
“Ciao Ludovica, credo proprio che ci rivedremo presto…”
A Blu dispiaceva lasciare l’amica che aveva appena incontrato. Ma immaginava che il Grande Sole sarebbe stato molto arrabbiato per il suo ritardo ed ormai era vicino all’altalena che lo avrebbe portato da lui. Poi voleva sapere tutto sull’arcobaleno e parlare con gli altri colori, sentire da loro che cosa si vede lungo le strisce dell’arcobaleno.
Arrivò in pochi minuti davanti all’altalena del parco giochi, salì sul seggiolino e disse le parole segrete che trasformavano il gioco di tutti i bambini in un mezzo di trasporto rapidissimo che portava direttamente al palazzo del Grande Sole.
Senza aver il tempo di distrarsi si trovò di fronte al Grande Sole.
“Sempre in ritardo, Blu… cosa posso fare per insegnarti la puntualità?” la voce del Grande Sole era profonda ma non sembrava arrabbiato.
“Io ho fatto di tutto per arrivare in tempo… ma ho giocato con i ranocchi e poi ho salutato il Camino Brontolone e poi ho conosciuto una bambina simpaticissima che canta la canzone dei colori… mi dispiace, Grande Sole….”
“Hai visto l’arcobaleno?”
“Sì, l’ho visto con Ludovica e con la sua mamma… dopo tanto tempo hai deciso di rimandarlo sulla terra?”
Il Grande Sole esitò un istante prima di rispondere. “L’ho detto prima ai tuoi fratelli… sulla terra hanno molti problemi e le persone hanno bisogno di qualche segno di speranza… così ho chiesto ai tuoi fratelli di ricominciare a costruire arcobaleni nel mondo…perché i bambini possano crescere conoscendo i colori… perché dopo ogni temporale imparino a cercare la luce e i colori dell’arcobaleno…”
“Credo che sia una decisione saggia, come sempre… ed io, che sono arrivato in ritardo… cosa posso fare?”
Blu ora capiva il significato della decisione del Grande Sole e avrebbe voluto dare una mano a realizzare quel progetto che coinvolgeva i suoi amici e le sue amiche sulla terra, tutte le persone a cui aveva imparato a voler bene anche se troppo spesso erano tristi e preoccupati.
“A te piace giocare e sei molto curioso… così ti distrai e dimentichi le cose che dovresti fare…”
“Lo so, ma non riesco a farne a meno.. quando vedo qualcosa che mi interessa mi sembra sciocco non fermarmi …” Blu si aspettava una lavata di capo e qualche rimprovero.
“Il tuo compito sarà quello di far giocare le persone… Uomini e donne guarderanno l’arcobaleno e dietro all’arcobaleno scopriranno i primi squarci di sereno e il sorriso tornerà sulle loro labbra… Tu dovrai ispirare uomini e donne a mettere il blu nella loro vita…diventerai il colore della pace e della serenità che si riconquista dopo il temporale dopo il dolore, il colore che si desidera quando si apre gli occhi il mattino e che dipinge il cielo e i soffitti delle case…”
“Grazie Grande Sole, è un compito che mi piace… E’ davvero entusiasmante impegnarsi a far sorridere i bambini e anche con gli uomini e le donne ci proverò…”
Il colloquio con il Grande Sole era terminato.
Blu andò incontro ai suoi fratelli e insieme ritornarono sulla terra, ognuno a realizzare il compito che il grande sole gli aveva affidato.
Il mattino seguente Ludovica trovò sul balcone della sua casa un palloncino blu e sul palloncino era dipinto un sorriso.
BIOGRAFIA DELL'AUTORE
Bruna Valori è dirigente d’azienda. Scrive fin da quando  era bambina, per un piacere riservato e personale.
Ora, alle soglie dei cinquant’anni, appagata ed apprezzata sul piano professionale, si sente in grado di tirar fuori dai cassetti i suoi racconti e di invitarli ad affrontare il mondo.
Le piace scrivere anche storie per bambini, giocando con la loro fantasia non ancora imbrigliata e rubando dal mondo che la circonda spunti intorno ai quali costruisce trame in bilico tra realtà ed immaginazione.