Cap. 1° - Tree Town – La Città degli Alberi
Esisteva, molto tempo fa, una Città davvero speciale………
Si trovava nella Terra Verde, così chiamata perché fertile e rigogliosa, e rallegrata da mille sfumature di verde, le più belle che possiate immaginare!
Quella Città si chiamava Tree Town: la Città degli Alberi.
Tree Town si chiamava così perché tutte le sue strade ed i suoi viali erano adornati da magnifici alberi: c’erano i giovani alberelli dai rametti timidi e flessibili, sempre carichi di germogli; e c’erano i grandi e vecchi alberi, alti e dall’aspetto serio, con i loro rami grossi e robusti, ai quali tutti i papà legavano le corde delle altalene, perché i loro bambini vi si dondolassero nei caldi pomeriggi e nelle tiepide sere d’Estate.
Gli alberi erano l’orgoglio più grande degli abitanti di Tree Town: quei lunghi filari di chiome verdeggianti rendevano la loro Città la più bella di tutta la Contea, la più ammirata.
Era così grande l’affetto che gli abitanti nutrivano per i loro alberi, che se ne prendevano cura con entusiasmo, ogni giorno, per mantenerli sempre sani e rigogliosi. E così li irrigavano; li potavano quando era il momento; mantenevano pulito e in ordine il terreno intorno ai fusti, rastrellando le foglie secche affinché non soffocassero il soffice tappeto d’erba.
E mentre si dedicavano amorevolmente a tali quotidiane operazioni, gli uomini (e con questa parola mi riferisco indistintamente a uomini e donne, vecchi e ragazzi e bambini, giacché tutti collaboravano a seconda delle proprie forze e del tempo a disposizione), gli uomini dicevo, parlavano con i loro verdi amici. Chiacchieravano con loro come lo si fa con le persone più care, con affetto e benevolenza.
Dopo una notte ventosa, per esempio, gli uomini domandavano preoccupati agli alberi anziani (quelli che stavano lì ormai da molte umane generazioni): “allora, vecchio mio, come stai? Potrebbe andare meglio, non è vero? Posso fare qualcosa per te? Lasciami dare un’occhiata…
Accidenti, il vento della notte scorsa ti ha spezzato qualche ramo, mi dispiace tanto! Ma non ti preoccupare, ora sistemeremo tutto e presto tornerai come nuovo!”.
Mentre rivolgendosi ai giovani alberelli: “Piccolino – dicevano in tono rassicurante – quel ventaccio antipatico e dispettoso ti ha spaventato, non è così? Ma per fortuna i tuoi teneri rami sono tanto flessibili che non ne hanno affatto risentito! Ed ora è tutto finito, il vento ormai è cessato. Non hai più nulla da temere!”.
Ed i verdi amici degli uomini ricambiavano queste attenzioni con grande generosità, offrendo riparo e frescura nelle calde giornate di sole a quanti volessero approfittarne:
ai bimbi, che giocavano per ore nel giardino di casa o nel verde dei parchi cittadini, sotto l’occhio vigile degli adulti;
ai papà e alle mamme che, terminata la giornata di lavoro, allungavano il cammino verso casa percorrendo senza fretta i sentieri del parco, alla ricerca di una panchina solitaria che li ospitasse per il tempo necessario a sfogliare il giornale del mattino;
alle nonne che, accomodatesi per bene nella loro sedia a dondolo, nel patio o sulla veranda, lavoravano a maglia o all’uncinetto per ore, ascoltando le vecchie canzoni trasmesse alla radio;
ai nonni, che si davano appuntamento nel tardo pomeriggio per giocare interminabili partite a carte o a scacchi;
a quanti, tra un impegno e l’altro, riuscissero a trovare un po’ di tempo da dedicare alla lettura di un buon libro.
Oltre a ciò, ogni albero dava ospitalità, nel fitto delle sue fronde, a vivaci famigliole di pennuti, che, instancabili, colmavano l’aria di allegre melodie, dalle prime luci dell’alba fino al tramonto.
Gli Uccellini con il loro canto intendevano rendere grazie agli Alberi, che offrivano loro riparo; al Sole, che li riscaldava con i suoi raggi preziosi; alla Pioggia, che dava loro modo di dissetarsi e di rinfrescarsi le piume. Insomma, essi esprimevano in quel modo tutta la loro gioia e la loro riconoscenza.
Non sapevano quanto la loro presenza fosse apprezzata anche dagli Uomini.
Le squillanti melodie si diffondevano infatti tutto intorno, con la complicità della Brezza curiosa, che si infilava leggera tra i rami più alti, per ridiscendere sinuosa sino a quelli più bassi, facendo frusciare ogni foglia, carezzando ogni germoglio…..portando con sé tutte le note che riusciva a raccogliere e a trattenere, per restituirle con garbo alle orecchie dei passanti indaffarati, dei bimbi intenti nei loro giochi, dei ragazzi al lavoro sui libri di scuola….colmando i loro cuori di allegria e serenità.