Ai miei amici non era mai piaciuta l'idea di mettere un laboratorio nella caverna degli Hukutuku, il popolo che invocava e adorava gli spiriti maligni. Questi venivano sulla Terra e disturbavano con fenomeni indefinibili.
Negli ultimi giorni avevamo lavorato ad un progetto ideato insieme e che ci avrebbe portato indietro nel tempo, nel popolo degli Hukutuku.
Adesso mancava solo il pezzo finale, la loro ultima incisione, che ci avrebbe aiutato a costruire la macchina del tempo.
Cercammo a lungo, fino a che un giorno, sotto la cascata Blu, ecco un'incisione, la loro ultima incisione. La trovammo appena in tempo per il giorno Phorctus-mhalcus, il giorno in cui il popolo degli Hukutuku mandava una maledizione a chiunque fosse entrato nella loro caverna, in questo caso noi: Sara, Marco, Lilla, Luca e io.
Ci vollero parecchie ore per costruire la macchina del tempo, comunque avevamo già preparato tutte le cose che servivano: le pozioni e il materiale per la copertura.
Avevamo deciso di partire a mezzanotte.
Prima che gli spiriti ci trovassero, entrammo nella macchina, schiacciammo il pulsante d'accensione e subito ci ritrovammo a terra stecchiti, al centro di un gruppo di uomini che in cerchio danzavano con movimenti strani. Per fortuna passammo inosservati, entrammo nella folta foresta piena di ululati e di animaletti pelosi e svolazzanti. Con rami e frasche costruimmo la capanna in cui dormire la notte.
La mattina seguente, ci trovammo davanti agli occhi di un uomo tutto peloso che ci sputacchiava addosso. Si mise Luca sulle spalle insieme con Lilla, io e Marco finimmo stretti sotto le sue braccia, di Sara, invece, non c'era traccia. Provammo a chiedere sue notizie, ma l'uomo ci rispose: " P A J X A H E E I U Z M N X S S …"
Ci portò davanti a centinaia di uomini che portavano un cappello a forma di scimmia e una bandana di pelle come vestito.
Il rapitore ci buttò per terra come dei sacchi, poi tutti si radunarono nelle capanne dietro di loro e nello stesso tempo sentimmo una voce che urlava: "Venite, veloci! Venite, non perdete tempo!"
Riconoscemmo la voce: era Sara! Corremmo da lei e ci defilammo dentro la macchina del tempo, schiacciammo il tasto d'accensione e ci ritrovammo di nuovo stecchiti tra le pareti della caverna, che trasmettevano vibrazioni insolite.
Andammo subito a casa, mettendo al sicuro la macchina e il progetto.
Era stato proprio affascinante navigare nel villaggio dei sogni.