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| TITOLO: |
DUE RAGAZZE ED UN'ARCIGNA MAESTRA |
| AUTORE: |
Maria Carla Lacidogna |
| GENERE: |
Racconto per bambini |
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Leggendo i libri di autori come Roald Dahl ho imparato che descrivere l’aspetto fisico dei personaggi è importante, quindi, prima di iniziare a narrare la storia, vorrei fornire una breve descrizione dei due personaggi protagonisti. Carol aveva l’aspetto di una ragazza cresciuta troppo in fretta e controvoglia; portava i capelli, di un biondo slavato, molto corti, aveva un bel naso greco coperto di lentiggini, la bocca sottile, gli occhi grigi e vispi. Non le erano mai piaciuti i passatempi troppo femminili: da piccola, mentre le sue coetanee giocavano a vestire delle graziose bamboline di porcellana, lei si azzuffava con i maschietti. Aveva un carattere piuttosto aggressivo e ribelle. Vittoria era esattamente l’opposto. Era alta e snella, con i capelli lunghi, neri come la pece, ondulati, il naso aquilino, gli occhi nocciola chiaro. Aveva un carattere mite e generoso, oppure, come lo definiva Carol, da “gatta morta”. Detto ciò, posso iniziare a narrare la storia. Carol e Vittoria erano chiuse nello sgabuzzino dove venivano tenuti gli stracci e la segatura; stavano discutendo animatamente, quando Carol esclamò:”Io non ne posso più! La signora Arpia Rozza ci sta rovinando la vita! Prima gli schiaffi, adesso anche le bacchettate sulle mani”. Vittoria ribatté prontamente:”È vero, ma se lei non ci tiranneggiasse non avremmo un argomento di cui parlare. Ed ora abbassa la voce o ti sentiranno!”. Carol si chetò un poco, poi disse:”Come vuoi, abbasserò la voce, ma non riuscirai a farmi cambiare idea su quella maleducata della maestra.” Infatti, da quando la nuova insegnante era arrivata, gli alunni della classe 5°E della scuola elementare “Nostra signora dalle candide vesti” non avevano più avuto neanche un momento di pace. Le due amiche chiacchierarono fino a quando Vittoria diede uno sguardo all’ orologio: erano le undici, tardissimo, la campanella che annunciava la fine della ricreazione era suonata da un pezzo. Uscirono di corsa dal ripostiglio e tornarono in classe. L’ accoglienza che la maestra Arpia Rozza aveva riservato per le ragazze era tutt’ altro che calorosa: appena varcarono la soglia dell’ aula, trafelate e con il fiato corto, l’ insegnante le raggiunse impugnando una resistente quanto flessibile bacchetta di mogano, che usò per assestare un colpo sulla mano delle amiche. Quest’ultime ebbero due reazioni molto diverse: Carol fece una smorfia di disgusto e tornò al suo posto, mentre Vittoria si mise a piangere e corse a sfogarsi in bagno. Il giorno seguente, stanche delle tirannie della maestra, decisero di nascondersi nello sgabuzzino fino al suono della campana; discutendo come avrebbero potuto sbarazzarsi di Arpia Rozza, Carol ebbe finalmente un’ idea geniale: si sarebbero fatte aiutare dall’ unica persona che la loro insegnante temeva, Roberta Viole, la Direttrice. Uscirono dal loro nascondiglio e corsero fino ad arrivare all’ ufficio della Preside, bussarono con veemenza ed entrarono nell’ufficio: era un locale spazioso, luminoso, arioso arredato con mobili moderni. Al muro erano appesi i ritratti di molti scrittori famosi. Dopo una lunga discussione le ragazze e la signorina Viole decisero di trovarsi davanti alla casa di Arpia Rozza per visitarla. Alle otto e mezza in punto suonarono al campanello del numero 56 di via Roma, dove riuscirono ad entrare spacciandosi per elettricisti dell’ azienda “Fulmini e Fili s.p.a.”. La casa della loro insegnante era un luogo angusto e sporco; alle pareti erano appese le foto della maggior parte dei compagni di scuola d Carol e Vittoria, trafitti da delle freccette rosse e gialle. Terrorizzate da questa visione, le ragazze fuggirono da quella casa maledetta borbottando un “arrivederci”. Dopo aver discusso nuovamente con la Preside, decisero di escogitare un nuovo piano: il giorno di Carnevale, travestite da carabinieri, la signorina Roberta e le due amiche entrarono nell’abitazione della maestra sfondando la porta. Appena le furono al fianco Carol disse:”Se non ammette di aver picchiato i bambini della sua classe noi la sbattiamo in cella!”. La maestra, spaventata, esclamò:”No, per carità! È vero, ho picchiato i miei alunni, ma solo per vendicarmi della mia insegnante Arcigna Sferza che, quando ero giovane, mi picchiava per gli errori di ortografia”. Mossa a compassione, Vittoria disse:”Va bene, la lasciamo libera, ma per punizione deve scrivere un tema lungo quanto il registro che tiene nel cassetto della cattedra”. Ed ora fate attenzione, se vi sembra di sentire uno strano rumore, sarà sicuramente la maestra Arpia che corregge gli errori del suo tema.
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| BIOGRAFIA DELL'AUTORE |
Maria Carla frequenta la seconda classe della Scuola Media Nigra di Torino. E' una ragazzina di 12 anni, divoratrice di libri e aspirante scrittrice.
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