ARCHIVIO STORICO
TITOLO: IL MARE PER LE STRADE
AUTORE: Magda Massaglia
GENERE: Racconto per bambini e ragazzi

 

Dalla finestra il sole faceva già capolino.
Un altro noioso giorno di scuola che stava per cominciare. Uffa. Non è giusto.
Mi alzai dal letto e con una voglia di vivere davvero grande me ne andai in bagno. Denti, faccia, capelli.
Poi sentii improvvisamente mia mamma urlare:-Il mare! Il mare per le strade!.
Io ho sempre abitato in una cittadina dell’entroterra e per me il mare, da quando facevo la quinta elementare,non era altro che la cartolina di zio Raimondo da Borghetto Santo Spirito attaccata sul frigo.
- Il mare? Ma che dici?- urlai di rimando.
- Tutto è allagato! Ci sono i pirati per strada!-
- Mamma ma cosa….!!-  e poi vidi, fuori dalla finestra, un galeone navigare fra Via Fronzolati e Via Ubaldi, cioè dove abitavo.
Persino la signora Terzetti, che era una persona che non si interessava mai di nulla, guardava sbalordita quella strana nave.
Dal mio balcone la sentii dire che ai suoi tempi “ ‘ste cose non succedevano mai e che era tutta colpa della tivù”. Forse aveva anche ragione.
Gisella,che abitava sotto di me ed era grassa come una portaerei e si vestiva solo di rosa, sembrava felicissima di tutta quell’acqua.
- Guglielmo!
- Sì,mamma!
- Trova un modo di andare a scuola che tanto da quelle parti sicuramente non c’è l’acqua e mettiti gli stivali di gomma che se no rovini i pantaloni che ti ha regalato la nonna.
- Sì mamma!
Come poteva mia madre pensare alla scuola quando per le vie della città c’era un galeone e i cefali nuotavano sotto il balcone della Gisella? Ad ogni modo presi gli stivali e la cartella e uscii.
L’acqua non era molto alta, saranno stati 30 centimetri, ma il galeone filava che era una meraviglia. Cercai di vedere l’equipaggio. Mi aspettavo un bel pirata con la benda e la barba nera che urlava: ”Mozzo! Vieni qua!”.
La nave, con mio grandissimo stupore, gettò l’ancora proprio davanti a me. L’altissimo albero maestro arrivava fino all’alloggio della signora Terzetti, che era al terzo piano.
Non mi ero mai sentito così agitato. Al confronto,  l’ansia da interrogazione (in particolare di italiano, con la strega della Furlonzi) non era niente.
Due ragazzi con la faccia sporca di bianco e la bocca pitturata di rosso saltarono fuori da alcuni stracci sul ponte e mi salutarono.
- Ciao! Noi siamo i Giapponesi! Come ti chiami?
La mia mamma mi aveva insegnato che non si parlava agli sconosciuti, né tanto meno agli stranieri.
E poi perché se erano Giapponesi parlavano in italiano? Non avevano nemmeno gli occhi a  mandorla.
Decisi di lasciarli perdere. Un po’ mi dispiacque perché sembravano simpatici.
- Ehi! Parliamo con te! Tu sei Guglielmo Balassoni?
Sapevano il mio nome! A questo punto risposi. Sicuramente mi avrebbero portato in Indonesia o in Nuova Zelanda e mi avrebbero fatto estrarre i diamanti dalle miniere e io sarei morto e poi e poi…
- Salta su!
E mi issarono.
Non avevo avuto nemmeno il tempo di urlare “mamma” che ero già davanti al capitano.
Il capitano era un tipo grande e grosso, con un pancia più grande della Gisella e alto più di due metri. Aveva però una faccia simpatica,grande e rotonda e dei capelli rossi come il fuoco.
- Stavamo navigando- cominciò. (Aveva un voce come quella degli inglesi che s’incontrano d’estate al mare e che ti chiedono se the-spiaggia-is-qui-near) –quando abbiamo visto una scuola piena di bambini anche se erano le 5 di mattina e il Mare Dei Sogni non si era ancora prosciugato. Abbiamo chiesto a uno di questi, come si chiamasse. Lui ha detto Guglielmo Balassoni. Siamo poi risaliti a te. Alcuni Delfini Canterini sapevano che tu abitavi qui. Li incontri spesso nei tuoi sogni, no?
- Beh sì… A volte sogno il mare e i delfini.
- I Capitani, come me,ti conoscono bene. Sembra che tu sia un assiduo frequentatore del Regno di Morfeus o se preferisci, dei Sogni.
- La mia mamma dice che dormo sempre in piedi quindi penso che tu abbia ragione,Capitan…
- Linnaeus, per gli amici Lin. Chiamami Lin, ragazzo.
- Sissignore.
Avevo letto che non bisognava contraddire i marinai ed in particolare, i Pirati.
In quel momento stavamo navigando in una distesa di acqua enorme, che una volta era stato il Parco Delle Rose. I Giapponesi mi avevano spiegato che stavamo andando alla mia scuola per cercare di capire chi fossero gli strani bambini e mi dissero che molto probabilmente era colpa loro se quella mattina il Mare non si era ritirato.
- Il Mare Dei Sogni è un mare speciale. Quando c’è la marea e si ritira non lascia niente di bagnato,al massimo un’alga nelle piazze del mercato. È invisibile. Se rimane anche alla mattina come oggi e le sue onde vanno a morire sui condomini, vuole dire che c’è qualcosa che non va.
- Colpa degli Spiritelli!- tuonò Lin, facendo una virata con il timone che innaffiò per bene tutta la fiancata di una casa. 
- Chi sono gli Spiritelli?- domandai.
- Sono dei tizi poco raccomandabili. Possono trasformarsi in qualsiasi cosa o persona. Spesso diventano bambini e invadono le scuole- disse uno dei Giapponesi.
- E il mare si arrabbia e non si ritira. Noi pirati abbiamo il compito di fermarli- concluse l’altro.
-Voi due non siete pirati! Siete mozzi!- urlò il capitano.
- È uguale- borbottarono i due ragazzini e si addormentarono nello stesso momento sul ponte.
Faceva una certa impressione vedere la mia scuola sotto l’acqua. Metà era completamente sottacqua. E nell’altra parte, c’erano gli Spiritelli.
- Come facciamo a sconfiggerli?- chiesi a Lin.
- A colpi di scopa- disse lui per tutta risposta,ficcandosi un binocolo dorato in una tasca della giacca.
Mi diede poi uno scopettone tipo Nimbus 2000 di Harry Potter.
- Cosa dovrei fare con…?-
- Li colpisci in testa. Semplice.
Intanto i Giapponesi, si erano svegliati e si stavano preparando a gettare l’ancora davanti all’entrata. Eravamo tutti scopa-muniti.
Quando entrammo nell’edificio, c’era un silenzio di tomba. Avevo una paura pazzesca. Il capitano e i Giapponesi però mi avevano detto che gli Spiritelli, anche se dispettosi, non avevano mai ucciso nessuno.
All’improvviso da un muro saltò fuori il mio migliore amico, Lorenzo Truppo. Era lì davanti a me. Uguale identico al mio amico Lorenzo. Stesse scarpe, stessi pantaloni e stessa maglia.
- We Guglie!- disse.
- Non parlargli. Aspettiamo la sua prossima mossa.- disse Lin.
- Chi cavolo sono questi rompiscatole? E chi è quel grassone?- riprese lui. Si stava avvicinando.
Io lo guardavo ma stavo zitto.
Ormai era ad un palmo dalla mia faccia. – Allora Guglie! Ti sei mangiato la lingua?- disse lo Spiritello. Dalla voce, sembrava un po’ arrabbiato. Incominciò a tirarmi un orecchio.
- Ahia!!- urlai. Cercai di prendere la scopa ma lui mi aveva bloccato il polso.
Poi si sentì un botto e un lamento come di un cane bastonato. Lin aveva colpito lo spiritello con una bella scopata e lui si era ridotto a una nuvoletta di fumo. – Meno uno- dissero trionfanti i Giapponesi.
Il prossimo sarebbe stato mio.
Incontrammo una quantità pazzesca di Spiritelli. Io ebbi il grandissimo onore di colpire lo Spiritello che si era trasformato in Guido Gurdetto, detto SuperSecchia, secchione ufficiale della classe. Gli diedi una mazzata così forte che perfino Lin, che aveva abbattuto anche qualche falso-bimbo a panciate, mi fece i complimenti. Nel giro di due orette la scuola fu liberata dagli Spiritelli.
- Non preoccuparti per loro. Sono diventati fumo ma presto ritorneranno di nuovo, a rompere le scatole da qualche parte del Mare dei Sogni - mi assicurò Lin, poggiandomi una manona sulla spalla.
Eravamo risaliti sulla nave e i Giapponesi stavano già armeggiando con corde e sartie e vele. Mi avevano permesso di ritirare l’ancora ed era stato bellissimo.
- Ci dispiace davvero tanto che ora te ne dovrai tornare a casa- mi dissero i Giapponesi. A uno di loro scendeva una lacrima. Anch’io stavo per mettermi a piangere. Anzi, lo feci.
- Ti prego Lin.. non può stare con noi?- urlarono. Sembravamo tre fontane.
- Mi piacerebbe ma… il posto di Guglielmo è qui, nel mondo degli Uomini e della Realtà. Voglio farti però un regalo, ragazzo. Stasera spargeremo della polvere speciale che farà dimenticare a tutti gli abitanti di T. questa strana giornata. Tu, però, non la dimenticherai mai, d’accordo?
- Oh sì. Grazie Capitano.
- Chiamami Lin. Siamo arrivati a casa tua. Scendi pure. Arrivederci Guglielmo. Buona fortuna per tutto!
Li abbracciai tutti e tre. Erano strani, sì, ma erano speciali. Simpaticissimi. Feci per l’ultima volta il mio saluto Pirata con i Giapponesi e scesi davanti a casa mia. Sotto la luce dei lampioni, Lin e i Giapponesi agitavano le mani. E poi… li vidi scomparire nel buio. Entrai allora in casa, ancora tutto scombussolato.
Mio padre e mia madre mi urlarono qualcosa tipo: - Com’è andata oggi?
- Tutto bene- risposi – Non abbiamo fatto niente. E me ne andai a dormire. Avevo combattuto Spiritelli fino ad allora. Me lo meritavo proprio un bel letto.
La mattina dopo non c’era proprio niente di speciale nell’aria. Nessun odore di mare. Mi rigirai un po’ nel letto quando all’improvviso sentii qualcosa di appiccicoso sotto di me.
Accesi l’abat-jour. Era un’alga. Insieme ad una pergamena, uguale identica ad una mappa del tesoro. Sulla pergamena c’era scritto:
GRAZIE!              NON SCORDARTI MAI DI NOI. LIN E I GIAPPONESI.
La strinsi forte ed una lacrimuccia scese sulla mia guancia.

 

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