Bernardo contemplava gli scalini che scendevano inesorabili dal salotto alla cucina, con balzi regolari. Era seduto in terra, a gambe incrociate e braccia conserte. Si ricordò preoccupato della crosta che aveva sul ginocchio, la guardò attentamente e poi la esplorò con prudenza, sapendo che se l’avesse rimossa ne sarebbe uscito un fiotto di pus, magari puzzolente. Grande sfida, tra lui e la crosta. Alla fine decise di sollevarla, chiudendo gli occhi. Era matura, non gli procurò alcun dolore. Rimase solo un cerchietto rosa. La tenne un po’ tra le dita e poi la lanciò giù per le scale, mentre esplorava la narice sinistra per stanare l’intruso che non lo faceva respirare bene. Avrebbe dovuto scendere quella maledetta scala a balzelli, come si era ripromesso, in cambio di un regalo speciale che l’ indomani, per il suo secondo compleanno, il babbo e la mamma gli avrebbero fatto. Desiderava tanto un pappagallino. Aveva scommesso con se stesso che se avesse percorso tutti i gradini avrebbe avuto in dono il pappagallino. Lo vedeva in fondo alla scala, quel pappagallino giallo. Allora si alzò determinato, sbuffando e guardando l’obiettivo laggiù in fondo, come fanno gli atleti del salto in alto nei confronti dell’asticella. Iniziò lentamente, con grande attenzione. Il calzino antiscivolo lo aveva già intelligentemente ben spolverato con le mani, affinché gli garantisse la miglior aderenza possibile al legno dei gradini. Gli scalini erano ventidue. Lui invece è solo. Mamma e babbo sarebbero stati fieri di quell’impresa, gli avrebbero senz’altro regalato la cocorita tutta gialla. Al sesto scalino aveva già il fiato grosso. Cambiò piede badando bene a non precipitare di sotto. Riprese la discesa con grande affanno. Il corrimano, erano i patti, non poteva neppure toccarlo. Olivia gli schizzò pericolosamente tra le gambe, miagolando flebilmente quasi per scusarsi dell’impiccio, andava di certo a spaparanzarsi sul divano, ma rischiò di farlo cadere, lui fece in tempo a vederne solo la coda e quando fu passata alzò gli occhi e il dito indice al cielo per ringraziare. I gradini sembravano avere la testa alta, gli pareva che sghignazzassero tra di loro. In effetti al nono scalino si fermò deliberatamente perché voleva sentire i discorsi tra quegli stupidi gradini. Avvertì una paura sottile, ballerina, era madido di sudore. Non ce la farà mai. Crollato. E’ gia crollato. Ahahahahahahah. Non fossi di legno gli farei uno sgambetto e lo farei piombare sul pavimento di cotto della cucina. Povero bambino. Ma quei gradini sembravano serpenti, avevano la testa alta e lo guardavano immobili, in attesa di colpire il polpaccio. Bernardo si guardò indietro e si rese conto che era quasi a metà strada. Non poteva certamente tornare indietro. Gli venne spontaneo aprire la bocca ed urlare loro, ma non ne uscì un suono. Era pressoché terrorizzato, pensò al gatto sul divano e l’invidiò. Poi però rivide in fondo al tunnel la cocorita gialla, respirò profondamente e ricambiò piede. Fece un altro paio di balzelli. I gradini legnosi, rigidi e spocchiosi, accolsero il calzino antiscivolo quasi prostrandosi al passaggio. Fu allora che Bernardo ebbe un sussulto di dignità, un rigurgito di fierezza. Gridò con tutto il fiato che aveva in gola: Sto arrivando, smettetela di ridere. Aveva fatto diciotto scalini. Si voltò indietro ed avvertì una sensazione anomala all’inguine, una sorta di vertigine. Avrebbe voluto asciugarsi il sudore, pensò al babbo che tra un po’ l’avrebbe applaudito, ricambiò piede. L’antiscivolo è una grande invenzione. Sbuffò di nuovo, respirò a pieni polmoni e si gettò giù a perdifiato. Il pappagallino stava sull’ultimo gradino. Bernardo si allungò a più non posso per coglierlo, l’ultimo scalino, ma sembrava che tutto intorno a lui vacillasse, traballasse, ondeggiasse. Gli parve, prima dell’impatto, di vedere un ometto grassoccio con le scarpe nere. Scommetto un euro che non ce la fai. Fece appena in tempo a sentire l’odore di tabacco. Il suo babbo fumava la pipa, era entrato in quel momento in casa e vide Bernardo disteso sul penultimo gradino. Si era addormentato a due passi dal traguardo e russava rumorosamente, forse non respirava tanto bene. Afferrò delicatamente la cocorita, la mise nella gabbietta che aveva appena acquistato e che pose sull’ultimo gradino. Al risveglio Bernardo avrebbe avuto il suo premio.
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