- Agnese, un punt e mes, per favore!
- No, oggi non mangio. Scrivo. Non trovo mai il tempo, così mi tocca usare la pausa pranzo.
- Niente di che, un raccontino.
- “Miele e fiele”, è per un concorso letterario. Beh, non proprio un concorso; diciamo un divertissement estivo, un esercizio di scrittura a tema. Però c'è un premio...
- Libri. Non vile denaro.
- No, ancora nessuna; ma se non mi obbligo a star lì inchiodato a tavolino con carta e penna, non mi viene in mente niente.
- Entro fine luglio. Portamene un altro, dai, con tre cubi di ghiaccio. Fa un caldo...
- Grazie.
- Ancora niente. Mi chiedevo cosa ci hanno voluto dire con quella “e”... Io ci vedo una specie di “e poi”, come se ad ogni dolcezza seguisse necessariamente...
- Pessimista? Beh, cinquant'anni li ho compiuti, non mi raccontare anche tu che il meglio deve ancora venire.
- Sì, l'ho visto anch'io. Sul tema luna di miele - luna di fiele non c'è altro da aggiungere. Di recente ci si è messo pure McEwan, che spazio vuoi che resti per noialtri...
- “Chesil Beach”. Leggilo un giorno che sei allegra.
- Ma dai, il fiele è la bile, no? Sta dentro la cisti - fellea, appunto; è giallognolo e amaro.
- Sì, anche verde, e pure nera...
- Ma che vuoi che ne sappia, son stupidaggini di letterati che ignoravano la fisiologia umana. E' giallo, stop.
- E' vero, quello di castagno è scuro, quello di acacia giallo chiaro, il millefiori così così...
- Lascia perdere, questo filone coloristico non ci porta da nessuna parte.
- No, non interagiscono mai: la bile serve soprattutto per metabolizzare i grassi. Agli zuccheri ci pensa il pancreas. E poi mica posso scrivere un trattato sulla digestione. Già, ora che mi ci fai pensare...
- No, piantala. Tienti il croissant al miele, e lasciami scrivere.
- Certo che non ho ancora messo giù niente, come faccio, con te che mi ronzi intorno...
- No, come una vespa! Va' via, ti ho detto!
- Agnese, per favore!
- Non dirmi più “desidera, signore?”, se no me ne vado. Scusami, è che sono nervoso, e non sto concludendo nulla. Un altro, grazie.
- Sì, a volte mi si arrossano. Patisco la luce forte, e poi sono allergico alle graminacee.
- Ma figurati, tre aperitivi, che vuoi che sia.
- Ah, dici? Un po' come Yin e Yang, cioè la “e” sarebbe proprio una “e”, per dire che quando c'è uno c'è anche l'altro? Uau, mi si apre davanti un universo dolceamaro, o amardolce, che mi azzera qualsiasi fantasia. L'ovvietà uccide...
- Già le due? Tra dieci minuti mi arriva la Ferrani in ambulatorio... Lei e le sue paturnie... Benedetto cellulare... 339 7768895...
- Signora Ferrani, sono Frizzi.
- Purtroppo ho avuto un contrattempo, sì, un'urgenza qui in ospedale.
- Lo so, lo so, ma non posso proprio liberarmi.
- Domani pomeriggio, sì, stessa ora. Mi scusi ancora.
- Sì, certo, a domani. Buon pomeriggio.
- Pure la Ferrani... Agnese!
- Senti qua: ho due fidanzate, tutt'e due – sorte vuole – si chiamano Elena. Però le chiamo Ele. Una è di Milano, l'altra vive a Firenze... Mi Ele e Fi Ele... Allora?
- Puerile? E provare a darmi qualche piccolo incoraggiamento, invece di censurarmi sempre tutto?
- I giochi di parole coprono i vuoti di idee... Mmm... Questa me la scrivo, cos'è, una massima di Lao-tsu? Portamene ancora uno, va'.
- No, niente noccioline.
- Il mio fegato è una macchina metabolica meravigliosa, per tua norma e regola. Pensa al tuo, con 'sti clienti che ti ritrovi, tutti lì a viziarsi l' IO con macchiati caldi, macchiati freddi, uno spruzzino di cacao, qui qui, qui qua, non so come fai a tirar sera senza diventare verde...
- Scusa, è che non riesco a pensare ad altro.
- Grazie.
- E capovolgere tutto? Glorificare l'amaro e umiliare il dolce? Il burbero che la vince sul gentile? Una bella storia di buoni e cattivi, dove alla fine i cattivi non sono poi così cattivi, ma anzi sono i buoni che appiccicano ingolfano soffocano con la loro esagerata dolcezza? Tipo una madre così avvolgente e protettiva che per eccesso d' amore verso il figlio...
- “Loverboy”, dici? Victoria Redel?
- Uguale identico?
- Un altro, maledizione...
Post scriptum
Pochi lettori avranno riconosciuto il bar Londra di Torre Pellice, all'interno del quale si è svolta l'azione.
Molti invece conoscono Agnese: lei è così, mentre con un emisfero fabbrica le idee, con l'altro le censura. Però è piacevole, insistente, e viene quando la chiami. Non se ne va, anche se la tratti male.
Con lei, vera protagonista del racconto da me costretta al silenzio, mi scuso di cuore.