ARCHIVIO STORICO
TITOLO: Un padre, un figlio
AUTORE: Alessandro Ferrari
GENERE: Racconto

 

La data sul giornale pugnalò Alfredo, come il più crudele degli assassini.
Paolo era morto quello stesso giorno, tre anni prima.
E nonostante fossero passati tre anni, la ferita non era rimarginata e continuava a sanguinare.
Alfredo doveva partire per lavoro per Los Angeles ed era in aeroporto con il giornale in mano, gli occhi incollati a quella maledetta data.
Quante volte si era trovato con lui, padre e figlio, nelle    sale d'attesa, proprio su quelle poltroncine, chiacchie-rando tranquilli del loro lavoro, di sport, di tutto..
Ridendo, scherzando...
Ma Paolo non c'era più e la solitudine che ora lo accompagnava, era uno strazio.
Si rifugiò in bagno.
Si lavò la faccia, mentre le lacrime si mescolavano con l'acqua.
Si guardò allo specchio, ignaro di dello sprazzo di caldo sole che il destino aveva in serbo per il suo cuore.

                                        *
Lo chiamavano Buddy.
La madre gli aveva dato il nome Arturo, e dal padre aveva ereditato solo il cognome: Badili.
Arturo Badili, Buddy per gli amici.
Viveva ancora con la vecchia Piera, nella campagna modenese.
Quando ritornava dai cantieri, si fermava al bar a chia-rire con gli amici.
Usavano con gusto quella parola, che nel dialetto modenese significa bere più della sete che si ha, togliere lo scuro dalla bottiglia.
La madre era ormai abituata a vederlo rientrare con la tipica andatura dei brilli, ma non ci faceva caso.
Buddy aveva trent'anni.
Non aveva mai amato studiare
Infatti, durante i primi colloqui di lavoro, quando gli chiedevano il titolo di studio, spesso confondeva la licenza di pesca con  quella della media inferiore.
Ma cemento, bitumiere e mattoni non avevano certe esigenze.
Buddy viveva alla giornata e non aveva mai frugato sot-to al pelo della sua vita, le risposte le aveva già.
Sono Arturo Badili, vengo da casa, vado a lavorare, sa-rò un pensionato e creperò ubriaco.
Era anche troppo per lui.
Ma non sempre il destino lascia vivere in pace nelle proprie illusioni.
E il fato, in un caos di numeri e telefoni, scelse proprio lui.
Stava rientrando a casa, guidando e digitando numeri sulla tastiera del cellulare, per caso, sbagliando numero si era inserito nel gioco di una trasmissione radiofo-nica e aveva vinto un biglietto aereo per Los Angeles.
Gli amici del bar avevano cercato in ogni modo di dissuaderlo dal partire ma lui non aveva orecchie per i lo-ro discorsi e sguazzava nella loro invidia.
Gli era toccato pagare bottiglie su bottiglie per festeggiare, e con un sorriso pensava a quei vuoti, adesso che nel vuoto sarebbe volato lui.
Mentre cercava il suo posto sull'aereo si scontrò con Alfredo che nel ritrovarsi di fronte il figlio scomparso si bloccò, insensibile alle proteste di chi lo spingeva da dietro.
E' impossibile... ma questo è Paolo, si disse sudando freddo.
Poi gli si avvicinò, il suo posto era proprio lì, accanto a lui
- Scusi sa, ma sono un po' inesperto. Il mio posto è qui e questo accanto è il suo?-
-Sì- rispose Alfredo con un filo di voce, mentre dentro di sé tutto cambiava di posto.
Buddy lo guardò un po' storto. Finalmente si sedettero,
poi Alfredo si riprese e si lasciò trasportare da quel volo a cuor leggero.
Non riusciva a crederci, aveva di fronte il sosia del figlio morto.
Gli sembrò di rinascere con Buddy accanto, nonostante fosse solo la somiglianza fisica a ricordargli Paolo.
Poi ripresosi dalla sorpresa si sentì sbronzo di felicità.
Fino ad allora si era sempre creduto una persona razionale, ma quanto è stata razionale con me la vita, prendendomi mio figlio? Si disse.
Rise allegro senza troppi scrupoli, per tutto il volo, come non era ormai da troppo tempo, non riuscendo a capacitarsi di ciò che stava accadendo.
-Questo poi è il colmo-
-Cosa Buddy?-
-Che mi diano i tortellini su un aereo sopra a Los Angeles. Mi viene voglia di spaccare la testa alla camerie-ra!-
-Ah ah! Alla hostess vorrai dire?-
-Beh, a quella lì. Quando lo racconterò alla Piera si piscerà addosso dal ridere. I turtlein a Los Angeles!-
L'aereo atterrò e Alfredo, con premura, aiutò Arturo anche per il riconoscimento in aeroporto e per il ritiro dei bagagli.
Usciti dall'aeroporto Buddy si bloccò.
Tutta quella grandezza, tutto quello spazio lo terrorizzarono.
Lui che era abituato al paesino, ai sentieri di campagna, al barettino, alla sua casetta.
Non si accorse quando Alfredo chiamò un taxi.
L'auto gialla arrivò e Buddy si rese conto che sarebbe rimasto solo negli Stati Uniti D'America.
-Mo merda e adesso?-
-Che succede?-
-No dicevo e adesso csa faghia, cosa faccio? Dove vado?-
-Ma non conosci nessuno? Non hai un posto dove an-dare?-
-No-
Che farai?- Alfredo era sorpreso ma già un pensiero aleggiava nella sua mente.
Non voleva lasciarlo, ma non sapeva se era la cosa giu-sta da proporre.
E se la ferita si riaprisse...? Non ho sofferto abbastanza?
Mentre queste domande gli attanagliavano la gola al pensiero di un'altra perdita, decise di allungare il più possibile quell'ebbrezza.
Sarà quel che sarà.
-Senti, io devo incontrare delle persone per il mio lavo-ro, se ti va vieni con me. Ti annoierai un po' però al-meno non sarai da solo. Che ne dici?-
-Se non do fastidio sarebbe la cosa migliore.-
-Bene allora andiamo.-
Salirono sul taxi e Buddy perse lo sguardo, a bocca aperta, nella grandezza che aveva intorno.
Le strade a cinque corsie, le auto enormi, e poi il cuore gli arrivò in gola quando vide in lontananza i grattacieli di downtown.
Alfredo lo guardava e sorrideva e s'inteneriva nel vede-re tutto lo stupore di un bambino su quel viso maturo ed imponente.
Le lacrime gli appannarono gli occhi.
A testa bassa giocherellò triste con la fede e non sentì su di sé lo sguardo di Buddy.
Percepì però il peso della sua mano sulla spalla.
Si guardarono e Buddy gli sorrise: -Grazie Alfredo, sei un vero amico-.
Anche Alfredo sorrise, e gli venne una gran voglia di baciare quel viso così famigliare, di abbracciarlo e di riprendersi ciò che la vita gli aveva rubato.
Furono giorni lieti e sereni. Alfredo non si sentiva così felice da tanto tempo. Non avrebbe mai creduto di poter ancora una volta rivivere tali emozioni, però sapeva, in cuor suo che era illusione di felicità, che era solo un momentaneo sprazzo di sole tra le nubi, nel grigiore  della sua vita, inverno senza fine.
Ma in quei giorni si divertì spensierato alle reazioni di Buddy nei ristoranti cinesi, indiani e thailandesi.
Rise ancora nel vederlo litigare con le bacchette e spu-tare nel piatto il sushi, dei suoi sproloqui e dei suoi at-teggiamenti così burberi, così diversi da quelli del figlio, sempre elegante e riservato.
Ma il suo cuore non percepiva quelle differenze ed era da tanto tempo che non batteva con quel vigore.
Buddy però doveva ritornare in Italia prima di Alfredo,
e egli lo accompagnò in aeroporto, dove tristi si saluta-rono.
   
-Come faccio a sdebitarmi con te adesso, Alfredo?-
-Non sentirti in debito con me, mi hai fatto compagnia e siamo stati bene insieme.-
-Si benissimo. E proprio per questo che non so come ringraziarti. Se non ci fossi stato tu chissà dove sarei finito.-
-Ti saresti arrangiato, Buddy.-
-Forse sì. Ma tu mi hai trattato come se fossimo amici da tanto tempo, e... neanche mio padre era mai stato con me così...Mi hai tenuto con te una settimana e mi hai trattato come un figlio.-
A quella parola il cuore di Alfredo si sgretolò, una tristezza infinita, quella che gli aveva avvelenato la vita per tre anni, fino all'incontro con Buddy, gli ripiombò addosso, seppellendolo.
Si abbracciarono ed Alfredo pianse e rabbrividì.
Una nebbia fredda lo pervase lenta. 
-Eh, che emozione. Dai non piangere se no piango anch'io-
-Dai vai che se no perdi l'aereo...- disse con il nodo in gola Alfredo-.
-Ciao Alfredo. Grazie-
-Ciao Arturo... Ciao-
Buddy si allontanò ed Alfredo pianse ancora.
Si sedette poi a riprender fiato ed a pensare al motivo di quell'incontro.
Ma non trovò risposte.
Due gocce d'acqua... o due lacrime, pensò.
Il suo unico figlio era scomparso ormai da tre anni, ma Alfredo avrebbe voluto stare con lui ancora un po' e godersi il calore che solo l'amore sa dare.
Prima che il cielo se lo riprendesse.

 

BIOGRAFIA DELL'AUTORE

Ho 33 anni e non sono diplomato.
Vivo a Bastiglia nella provincia modenese.
Scrivo racconti e sceneggiature cinematografiche, suono in alcuni gruppi musicali batteria e percussioni con i quali posso spaziare nei più disparati generi. Almeno la musica l'ho studiata.