Mangio. Occhi al muro.
Di là Kenny Clarke batte di sinistro e pesta di destro, tra piatti e pelli.
Di qua è salmone, cartone vuoto, erba unta, vino ormai aceto.
Allora affogo nella festa, nel passato.
Ieri, al matrimonio di Ste; portavano bottiglie di bianco targate “Simone”. Lollo prende il megafono:
-Butta in aria le mani!-.
Ci scompisciamo dalle risate.
A ruota Ciro accende un petardo: lo scoppio spegne la festa.
Ci sganasciamo.
Le mogli arrossiscono e calciano sotto il tavolo. Per me niente parastinchi: al tavolo le sedie sono dispari.
Il padre dello sposo ci fulmina:
-Siete ridicoli alla vostra età! Vergogna!-.
In lacrime chiediamo scusa e appena dopo si riparte.
Eccolo. Vinz apre il rutto libero e la giuria è unanime e lo premia. Tutti alzano la paletta 8.
Poi, all'improvviso, come in un incanto, dal megafono i gemiti di Naomi alle prese con un super dotato, esplodono: dal cellulare al megafono, dal megafono agli invitati.
E' un trionfo. La festa è nostra.
Una castana, bassa e boccolosa, spigolosa ma magnetica mi distrae.
Raggiungo Ste:
-Chi è?-
-E' un'amica spagnola; vieni... Almudena scusa, ti presento Teo-.
Si alza, mi travolge.
-Piacere- e mi porge la mano, ossuta. La stringo senza guardarla per non cuocermi nei suoi occhi. Poi la vedo, a meno di un passo da me. Mi sorride:
-Tutto bene?- le parole con del docle idioma le si sciolgono in bocca ed annego in quel miele. Immobile, come un pesce in una boccia d'orata.
-Vediamoci dopo-. Ci scambiamo i numeri. Ci scambiamo gli occhi, di continuo. Poi scompare, ma non la chiamo.
Chiamerà.
DRIIIIIN! Ma porca... Mi ero dimenticato di essere vivo.
-Pronto? Hai sbagliato numero idiota!-
Ripulisco e sgambo verso le prove. Bravo! Ascolto jazz e suono liscio. Fenomeno. Però muovo gli arti in 3/4.
Ma mentre suono qualcosa dentro punge. Forse è il salmone o l'erba non digerita... Il vino aperto da troppo... Almudena... Chi? No... Non può essere.
Mi concentro su walzer e mazurche.
Più tardi corro a casa, a passo di polca. Due grappini non me li toglie nessuno: voglio dormire. Poi ci riesco e tutto si spegne.
Sabato mattina.
Premo “PLAY” da qualche parte e le casse sputano. Apro le finestre e mi tolgo le lumache dagli occhi.
Ancora quegli aghi.
Mi lavo la faccia, i denti, mi butto sotto la doccia, prima bollente da Barilla poi ghiacciata da stalattite. Nulla da fare.
Dentro all'accappatoio Almudena col mio cuore in mano prepara una spremutina, ed il mio sangue gocciola sulle note. E mentre la musica mi setaccia il sangue, tra quelle fitte trame rimangono pezzi di lei: il suo profumo, la sua mano che si alza a schiaffeggiare un insetto troppo invadente, tutti i suoi sguardi che mi hanno forato, le espressioni della bocca... Merda! Ho solo lei dentro ora... Merda!
DRIIIIIN!
E' lei? Polmoni in gola, non respiro. Riprenditi!
Neanche avessi quattordic'anni.
-Pronto?.... Ancora? Allora sei proprio un coglione!-
Mi vesto per muovere verso la coop. Alle scarpe... DRIIIIIN!
Adesso gli mangio la faccia:
-Allora idiota quanto pensi di andare avanti con sto giochetto? ... Almudena, oh, ehm, scusami ma c'è un cretino che mi chiama di continuo... ok, certo, passo io, a che ora? ok. A stasera!-
Dov'è la grappa... Dove caz... a eccola ....
Dopo quest'abbondante colazione ho due possibilità: o l'incubo cooperativo o libri e balcone fino a sera.
Meglio uscire, troppe bottiglie in agguato.
Cammino e sudo grappa.
Ma che cretino; ti capita una femmina ad ogni eclisse, e tu anneghi tutto in una media di grappa? E fatti travolgere! Respira un po' di quell'800 che tanto insegui, ora che finalmente ti ha scovato. In quel mare di passioni in cui i romantici che hai sempre imitato, si suicidavano abbracciati ai massi, ora tu ti ci butti, aggrappato a bottiglie vuote?
Nuotando in fretta si finisce presto il fiato.
E se poi la sirena spagnola se ne frega?
Cos'ho da perdere poi?
Ho paura.
Non voglio diventare come questi, che escono aggrappati alle borse strapiene, che sono poi gli stessi che si fanno portare a spasso legati ai cani ad orari assurdi.
E cosa vuoi diventare?
Cosa sei?
Un povero batterista che vive con gli occhiali della notte, suonando tempi dispari. Wow che futuro da offrire! Ma piantala!
Adesso la chiamo e disdico. Che merda. Che paura! Possibile che una sconosciuta ti massacri così?
OK! FERMA TUTTO!
-Pronto Lollo? Ciao, come sei messo-
-Regolare e tu?-
-Ti ho chiamato se no sclero-
-Perchè?-
-Ti ricordi la spagnola al matrimonio; bhè, ci sono dentro fino al collo-
-Era ora. Pensavo che fossi diventato ricchione.-
-Stasera usciamo-
-Bella mossa! Sesso e fuga, no?-
-Mavà! Mi son fatto tre dita di grappa a colazione-
-Aiaiai! Chiamo il 118?-
-Ma vai a cagare!-
-Tienimi aggiornato, Brad!-
-See. Ci sentiamo-.
Rientro, senza però perdermi lo show dello sfigato di turno
che non trova l'auto iperparcheggiata.
A casa mi accoglie la musica Monk che martella le carie del suo piano.
Non ho fame. Sono teso, esausto. Le ore pasano troppo lente, affettate dalle lancette.
Allora dal balcone mi godo un po' ciò che prima non ho visto.
Mi polleggio sul lettino.
L'azzurro è solo.
Un graffio bianco da aereo lo riga e in fascia, nuvole così grosse pigre e pesanti da restare ammassate a terra, riposano, in un angolo d'orizzonte.
Il sole gira l'angolo, verso ovest.
La palpebra si accascia.
Le gocce mi svegliano.
Merda! Finisco di vestirmi per le scale.
Dovevo essere da lei mezz'ora fa.
La chiamo, ma non risponde.
La pioggia frigge sul vetro.
Faccio per suonare il campanello ma lei apre la porta.
Mi arrivano i suoi occhi ed il suo profumo.
-Ciao e scusa per il ritardo-
-Non preoccuparti...ehm...andiamo?-
Non sentivo le gocce sulla pelle ora, perché avevo lasciato la bottiglia e lentamente affondavo in lei e proprio quando sul fondo Wilde mi stringeva la mano dicendomi Finalmente ce l'hai fatta, mi sveglia:
-Teo, andiamo? Stai bene?- Non resisto.
Lento, mi avvicino alla sua bocca; subito si allontana, ma di poco.
Ora ad occhi bassi mi invita e mi accoglie.
Non usciamo.
Basta aghi.
Basta grappa.