ARCHIVIO STORICO
TITOLO: Capiscisti?
AUTORE: Antonella Platì
GENERE: Racconto

“Capiscisti?” disse la zia Antonietta con malcelato imbarazzato, con la sua solita voce pacata e con lo sguardo tranquillo che dagli occhi quasi socchiusi si spandeva oltre il tavolo della cucina fino a raggiungere il nipote seduto dall’altro lato “per questa ragione ti ho fatto venire qui, Nino.”
Il giovanotto, che nel suo vestito elegante non era più abituato a sentirsi chiamare con il nomignolo portato da bambino, asserì con la testa, anche se in realtà il motivo per cui era lì non gli era ancora tanto chiaro.
Sicuramente doveva esserci una ragione molto importante se, malgrado i dissapori che si trascinavano da anni tra le due famiglie, durante quei giorni di vacanza dell’estate del ’56, la zia lo aveva mandato a chiamare.
“Vedi, Nino, fa onore a un ragazzo come tia mettere da parte le vecchie brighe per aiutare due donne sole come me a mia figlia. A proposito, Rafelina, preparaci una buona tazza di caffè.”
Il nipote non fece neanche in tempo a fare un timido complimento, che la cugina, fisico robusto sommato al vigore dei suoi trent’anni, si era già messa silenziosamente all’opera davanti ai fornelli.
“Ti dicevo, proprio adesso che anche su Rafelina è calata la mia stessa disgrazia, di rimanere senza marito così giovane….” e accompagnò queste parole portandosi una mano sul corpetto del vestito nero che, perenne simbolo del suo lutto vedovile, creava un bizzarro contrasto con la capigliatura di un bianco soffice e vaporoso che spuntava prepotente da sotto al foulard ugualmente scuro.
“…Certo la cosa non ci giunse improvvisa. Saverino, che Dio l’abbia in gloria, già quando si maritao  non era più tanto giovane, e poi, da quando era tornato dall’America, la salute proprio non l’aiutava. Lo sa solo Iddio quante notti ha dovuto passare la mia Rafelina, sveglia, a stargli vicino. Perché gli è stata vicino fino alla fine, senza mai lasciarlo.
Tutto facia per lui, ma a niente servio .”
“Si, l’ho saputo zia.” – disse il nipote prendendo la tazzina del caffè appena fatto dalle mani della cugina.
“Certo, il cristiano se lo meritava. Era un gran lavoratore, e tutto quello che guadagnava laggiù qui lo mandava, e noi tutto curammo per lui: la casa, i mobili, le terre. A proposito  quest’annata è stata proprio buona per l’olio, lo devi assaggiare, Rafelina vai a prenderne un bottiglione.”
“Ma no, zia, non mettetevi in cerimonie.” Ribadì, stavolta deciso, il nipote.
“Lascia fare a me – insistette perentoriamente la zia, stendendo un braccio verso di lui come per chiudere la questione – e ora stammi bene a sentere . Alla figlia mia, come moglie, gli spetta la pensione americana, quella del marito che ha lavorato per quasi quarant’anni. Come ti dissi, Saverio ci lasciò bene, e, come vedi, non ci mancano le comodità: il frigorifero nuovo, il televisore, insomma, non ci piace vivere come questi altri pidocchiosi del paese. Tu, ora che stai in città, queste cose le capisci bene. Ma siamo due donne sole, non sappiamo che cosa ci può succedere domani. Insomma, ci mandarono una lettera, dove ci dissero che tra un paio di mesate Rafelina si deve presentare al consolato americano, a Napoli, per risolvere la pratica.”
La donna pronunziò le ultime parole con particolare lentezza, sgranando gli occhi che per un attimo si svelarono nel pieno della loro rotondità, per tornare subito dopo a socchiudersi nell’aria sonnolenta di quel caldo pomeriggio.
Il ritorno della figlia con il bottiglione d’olio interruppe lo stato di meditazione nel quale sembrava che la madre fosse piombata dopo l’ultima frase.
“Ora – disse la zia facendo riprendere il lento scorrere delle sue parole – Napoli è una città grande, poi il Consolato! Noi siamo due povere ignoranti, che viviamo chiuse in questo paesino, non sappiamo neanche dove andare, come parlare.
Per questo ti volia  chiedere, a tia che vivi già lì da anni, se ci potevi accompagnare….facissi  solo un’opera buona…..”

Circa due mesi dopo, il nipote, la zia e la figlia, entrarono nel consolato americano, a Napoli.
I marmi bianchi che rivestivano la palazzina erano resi ancora più luminosi da un sole smagliante che inondava e sbiancava tutto: le gradinate, i lunghi corridoi, le porte di legno, tutto tranne le scure figure delle due donne, che, vestite di nero dalla testa ai piedi, procedevano, quasi impercettibili, verso gli uffici.
Il nipote si occupò di tutte le questioni burocratiche, e, una volta a buon punto, andò a chiamare le due donne che si erano fermate a riposare su un divano in una saletta d’attesa.
“Abbiamo quasi finito – annunciò con evidente soddisfazione – dobbiamo solo parlare con il funzionario, ma possiamo farlo anche ora, è nel suo ufficio”.
L’asciutto funzionario fece accomodare gli ospiti sulle moderne poltroncine in pelle, e, tornato dietro alla sua scrivania illuminata dal sole della vicina finestra, cominciò ad esaminare il voluminoso fascicolo.
“Bene signora, a seguito del processo di cognizione, si evince l’effettiva sussistenza dello status di avente causa dei rapporti giuridici e patrimoniali la cui titolarità è da attribuire al de cuius.”
“Nino, che dicio ? E’ straniero? – bisbigliò la zia al nipote che le sedeva accanto, e che subito provvedette ad intervenire.
“Mi scusi dottore, volendolo spiegare in parole povere….”
“ In parole povere, la signora qui presente ha pieno diritto alla pensione del marito defunto. A partire da questo momento, saremo noi stessi ad attivarci perché ogni mese le arrivi il dovuto. Ora potete andare e stare tranquilli.”
Queste parole trasmisero sollievo nei tre, che erano già in piedi quando il nipote, quasi per accomiatarsi, chiese:
“Pensa che passeranno alcuni mesi prima che arrivi il primo versamento?”
Il funzionario rimase perplesso e, dopo un attimo nel quale sembrò che stesse frugando nel suo cervello alla ricerca di qualcosa mancante, rispose:
“In verità, io credevo che lo sapeste, noi ci dobbiamo attenere alla legge degli Stati Uniti”.
“Cioè? – incalzò a questo punto il nipote.
“E’ semplice, per la legge degli Stati Uniti, la signora è ancora giovane ed in grado di lavorare per mantenersi. Quindi secondo la legge Americana riceverà la pensione quando avrà raggiunto l’età pensionabile: 60 anni.”
“Cioè – mormorò il nipote seguendo il filo del discorso – tra quasi 30 anni. “
“Esatto, vedo che ora è tutto chiaro.”
Dopo aver percorso qualche metro di corridoio nel più assoluto silenzio, la zia si fermò improvvisamente, serrò le labbra con un gesto schizzoso, socchiuse gli occhi, e disse: “Capiscisti, com’è finita?”

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