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ARCHIVIO STORICO
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| TITOLO: |
Nè in cielo nè in terra |
| AUTORE: |
Ernesto Chiabotto |
| GENERE: |
Racconto |
Un giorno d'estate scomparve. Era partito, approfittando delle vacanze, per una spiaggia che distava circa tre ore d'auto dalla sua città; in seguito non si seppe più nulla di lui. Né, a dire il vero, si fecero troppi sforzi per saper cosa gli fosse successo, ma questo non si può dire ad alta voce… Il fattaccio risaliva a tre mesi prima, anzi tre mesi e un giorno. Maurizio era un tipo preciso, meticoloso al limite della pedanteria, e aveva tenuto il conto del tempo, perciò era così irritato. Era stato piuttosto infastidito dai tempi lunghi della giustizia divina: un esame, un colloquio con il Santo tal dei tali, poi ancora esami, e in mezzo attese, commissioni, bolli, perdite di tempo. La solita burocrazia insomma, chi c’è già passato lo sa bene. Più di tre mesi per fare ciò che lui avrebbe sistemato in meno di una settimana! Inaudito! Ora si accingeva a tornare sulla terra, per l’ultima prova, gli avevano detto la più importante. Sarebbe stata dura, ma lo poteva immaginare da solo, che bisogno c’era di ricordarglielo? Avrebbe rivisto la moglie e le figlie, certamente affrante, i colleghi di lavoro, di sicuro ancora disorientati e poi gli amici, i conoscenti, tutti sconvolti per la crudele sorte che aveva loro portato via una persona come lui, nel fiore degli anni. Pianto e disperazione, che altro poteva attendersi? Avrebbe potuto in qualche modo confortarli? Lo aveva domandato al suo angelo custode, colui che lo avrebbe seguito in questa ultima fatica, senza ottenere che una risposta vaga. Ovvio, pensò Maurizio, cosa aspettarsi da un angelo che preferisce i jeans alla divisa, con quel modo così informale di portare le ali e che mastica chewingum in continuazione con l’aria stralunata? Si meritava ben di meglio per la sua posizione, avrebbe protestato al ritorno. Prima cosa da fare, una visita a casa, una bella villa immersa nel verde, nella più esclusiva zona residenziale della città. Regnava il solito silenzio, la solita tranquillità. Maurizio si fece coraggio e avanzò verso casa, nel vialetto di ghiaia. Le imposte della villa, chiuse, davano un senso di gran malinconia. Povera cara, pensò, alla fine se ne dovrà fare una ragione, ma ora è ancora troppo presto, capisco, anche la luce disturba il pianto… Entrò attraverso la porta, le anime non han bisogno di chiavi. Anche in casa tutto era silenzioso. Non c’era nessuno, dovevano essere usciti tutti. Ma allora perché anche i mobili erano coperti? Perché pareva che la casa fosse disabitata? - E mia moglie? E le bambine? Questa sembra una casa abbandonata! – disse tra sé e sé. - Loro non abitano più qui. Si sono trasferite. – rispose l’angelo. - Ma scherzi? - Affatto. Vuoi vederle? - Certo che lo voglio, te lo avevo anche detto! - No, tu hai detto che volevi tornare a casa tua, è diverso. Maurizio si stava innervosendo; come poteva quel bamboccio alato non aver capito cosa intendeva? - Voglio vedere mia moglie e le mie figlie. E’ chiaro ora? - Cristallino. Calmati, ora ti ci porto. Il tempo di uno schiocco di dita e si ritrovarono nell’ingresso di un lussuoso appartamento. Provenienti dal salone, al fondo del corridoio, una musica ritmata e allegra si confondeva con le risate e un chiassoso vociare. L’angelo aprì una porta ed ecco le figlie intente a giocare spensierate con una masnada di coetanei, nel disordine più totale. Maurizio se ne stupì. Non sembravano tristi come se le era immaginate, però si sa come sono i bambini… In quell’istante sentì la voce di Lella, la moglie, provenire dal salone. Si avviò e la vide. Com’era cambiata: una diversa pettinatura, un filo di trucco, un vestito, secondo lui esageratamente scollato, che la fasciava facendole risaltare le forme. Le si avvicinò, stupefatto, e quasi non la riconobbe. Dove aveva preso quel sorriso, quegli occhi vivaci, quella fresca bellezza che lui non ricordava, abituato ormai ad una donna che pareva sfiorita prima del tempo? E di chi era quel braccio muscoloso che le cingeva teneramente le spalle? Di Zenobio, l’istruttore di equitazione delle figlie! Da non credere! Un perfetto idiota, nobile e ricco ma idiota, aveva preso il suo posto in quattro e quattr’otto! Altro che pianti e disperazione, lì si stava svolgendo una festa in piena regola! E nei discorsi che sentiva, non uno che piangesse la sua scomparsa, lo ricordasse, almeno lo nominasse. - Che spettacolo rivoltante! – esclamò – Una stupida sgualdrina attorniata da imbecilli! - Cosa pretendi? Non c’eri mai, sempre al lavoro, sempre via. – suggerì l’angelo. – Per non parlare di quando stavi in casa: assente, distratto… - Ma che dici? Mi sono rotto la schiena per darle tutto e guarda che riconoscenza! - Forse voleva di meno, ma condividendolo con un uomo da amare. - Cosa? Ma che diavolo vuoi saperne tu? – rispose sgarbato Maurizio. – E questi altri? Un branco di inetti, tutti dalla sua parte, puah! Basta, via di qui, non mi meritano. Portami in ufficio! Detto fatto: L’angelo si strinse nelle spalle e un altro schiocco di dita li portò nella sede dell’Azienda, di cui, quand’era in vita, Maurizio era il direttore. Ma era quello il posto giusto? Possibile? L’angelo non si era sbagliato? Maurizio riconobbe il luogo, ma come era diverso il clima, l’atmosfera che vi si respirava, cambiati in maniera evidente. Nei corridoi non più il sepolcrale silenzio cui era abituato, ma una piacevole musica in sottofondo, foriera di distrazioni. I dipendenti erano vestiti in modo assolutamente non consono all’ambiente e al livello della Società: ordinato ma informale, invece di giacca e cravatta, meglio se tinta unita e toni neutri ed eleganti, sua precisa direttiva. E poi cos’era quel familiarizzare assurdo tra dipendenti di grado gerarchico così diverso? Da quando erano stati autorizzati a darsi tutti del tu? Maurizio divenne furibondo a vedere quello sfacelo, al limite dell’anarchia. - Tempo altri tre mesi e arriveranno gli avvocati fallimentari, te lo dico io. – fece rivolto al suo custode – Un’azienda come questa si regge sulle regole ferree e una disciplina teutonica, altro che questo indecente, sovversivo caos. E’ scandaloso! - Ti devo far vedere una cosa. – disse l’angelo, smettendo per un attimo di masticare. Portò Maurizio in una stanzetta tranquilla e gli mostrò il rendiconto delle vendite dell’ultimo mese: erano aumentate del 23%, in alcune divisioni anche di più. Inoltre erano stati approvati progetti che languivano da mesi sulla sua scrivania, a cui lui, l’ex direttore, non aveva mai creduto e che invece avevano portato denaro fresco e aumenti di valore in Borsa, altro che fallimento! Non credeva ai suoi occhi: c’erano di sicuro degli errori di calcolo! Ma non era una finta, perché vide la firma del nuovo Direttore, proprio colui che aveva sempre avversato, considerandolo il più indisciplinato e inutilmente estroso dei suoi collaboratori. Incredibile! Uscirono e iniziarono a girare per gli uffici, tra segretarie sorridenti e riunioni in cui tutti sembravano poter dire la loro, senza timori reverenziali, e senza che si giungesse ad una decisione già presa in precedenza. Tutti i suoi anni di lavoro, per stabilire una strategia chiara e una precisa gerarchia che la imponesse, sembravano essersi dissolti. E anche qui, come a casa, non uno che parlasse di lui, del suo insegnamento, della sua dedizione all’Azienda, del vuoto causato dalla sua scomparsa. Pareva che da lì non fosse mai passato, anzi, nessuno l’avesse mai conosciuto. Deluso allora, senza dire una parola si allontanò e camminando arrivò, poco prima del tramonto, alla spiaggia dov’era scomparso. L’oceano frangeva le sue onde rumorosamente sulla battigia, con una lunga, disordinata risacca. In quel tratto di mare, selvaggio e pericoloso, era affogato, proprio lui, ex nuotatore di valore, che si credeva superiore anche alla potenza del mare. Si sedette sulle dune, senza degnare di uno sguardo l’angelo che lo aveva seguito silenzioso. Guardava le onde che arrivavano in sequenza dopo aver percorso migliaia di chilometri, spettinato dal vento fresco e pensava, senza riuscire a capire dove avesse sbagliato. Com’era potuto accadere che nessuno avesse compreso i suoi insegnamenti, la sua rettitudine, la sua correttezza, avesse apprezzato i suoi sforzi per mettere ordine nel disordine morale che lo circondava. La vita era stata ingiusta con lui, era chiaro, e al suo ritorno in Paradiso avrebbe protestato per la palese ingiustizia di cui era stato vittima. E poi, che schiera di cretini aveva conosciuto, in vita! Imbecilli tutti quanti, ingrati e stupidi. Un misto di rabbia, delusione, frustrazione, impotenza, sete di vendetta lo presero. Lui era stato pressoché perfetto, questa era stata la sua colpa, e nessuno gli era stato all’altezza, ecco, queste le ragioni dell’oblio che aveva seguito la sua scomparsa. Nessun errore da parte sua, piuttosto l’intollerabile mediocrità di tutti, nessuno escluso. Non meritavano neanche d’averlo conosciuto, quella manica di incapaci, questa era la pura e semplice verità. E così, assorto nell’acuta analisi che nulla contemplava se non critiche ad altri, non si accorse che la sua figura stava lentamente dissolvendosi, un refolo di brezza dopo l’altro, sotto lo sguardo rassegnato dell’angelo che non l’aveva perso di vista un secondo. Questi, quando del suo protetto nulla rimase, si alzò, scosse la testa e chiuse gli occhi, parlando la silenziosa lingua degli Angeli. - Signore, quaggiù ho finito. Posso tornare? - Hai fatto in fretta, bene. E Maurizio? – rispose una voce, dentro di lui. - Non ha capito, Signore, neanche un po’. Non ci ha neanche provato. - Ah! Eppure ci speravo ancora… Bah, così sia! – rispose ancora la voce, dolente. – Ritorna pure, figliolo. E così l’Angelo, spiegò le ali maestose e librandosi nel cielo, tornò da dove era venuto. Un giorno d'estate era scomparso. Era partito, approfittando delle vacanze, per una spiaggia che distava circa tre ore d'auto dalla sua città; in seguito non si seppe più nulla di lui. Mai più. Né in terra, né in cielo.
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| BIOGRAFIA DELL'AUTORE |
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Sono nato e vivo a Torino dal 1958. Da allora amo questa città in cui ambiento i miei racconti. Mi occupo di farmaci, ma se dovessi descrivere il mio lavoro, avrei difficoltà, pur garantendo che è assolutamente legale. Mi distraggo leggendo, scrivendo, cucinando benino, praticando sport il più possibile, coltivando le mie amicizie e curando i miei amori. Sogno spesso e a colori. |
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