Un giorno d’estate scomparve.Era partito, approfittando delle vacanze, per una spiaggia che distava circa tre ore d’auto dalla sua città; in seguito non si seppe più nulla di lui. Strano destino quello del signor Alberto! Preciso,fine, di rara intelligenza ed attivo in varie associazioni filantropiche della città. Cortese con tutti,non aveva troppa confidenza con alcuno. Così quando,trascorsa l’estate, non si vide più circolare per la città, varie persone se ne stupirono.Qualcuno voleva chiedere informazioni,ma nessuno aveva il suo recapito,all’infuori di quello della casa dove aveva abitato per vari anni, né conosceva i suoi parenti o amici intimi. Si accorsero che dietro l’apparente socievolezza, si nascondeva un misterioso,grande riserbo. Forse era tornato alla città d’origine, una città del nord, ma perché così improvvisamente? Che cosa si nascondeva dietro una vita in apparenza tanto regolare? Aveva forse obbedito al richiamo affettivo di una donna che aveva sollecitato una maggiore frequenza, una donna che lui frequentava lontano da Terni? Era difficile supporlo, date le sue brevi e rare assenze dalla città. Erano passati alcuni anni e ormai nessuno parlava più di lui, quando vennero ad abitare la casa che era stata del professore, un giovane di circa trenta anni e sua madre. Il ragazzo insegnava all’Università,alla Facoltà d’Ingegneria ,dove aveva insegnato il signore scomparso,ma non era il figlio o quanto meno non aveva lo stesso cognome. Fu la donna a svelare il mistero di tale scomparsa. Aveva conosciuto Alberto quando entrambi non erano più giovani.Lei aveva un figlio a cui dedicava tutta la sua vita e per tale motivo non si era più sposata. Anche il professore viveva da solo. Si erano incontrati in occasione di alcuni convegni, ed era nata tra loro una buona amicizia, ma l’incontro “rivelatore” era nato più tardi, nel modo più inaspettato e casuale, in una località di mare dove si era recata per la prima volta. Quel giorno, per sfuggire la spiaggia affollata, passeggiava in un sentiero solitario, dove giungeva l’odore salmastro misto a quello delle erbe selvatiche che crescevano in folti cespugli. L’atmosfera era inebriante, ma man mano, come l’odore asprigno delle erbe, il pungolo della nostalgia s’impadronì di lei. Aveva lottato con tenacia per raggiungere le mete che si era prefisse. Certi traguardi li aveva raggiunti e ciò era positivo, ma non aveva avuto il tempo di godere di quanto ci è dato gratuitamente e che ora stava per sfuggirle. Sì perché gli anni erano trascorsi quasi a sua insaputa, mentre attendeva ancora di assaporare il gusto della vita. Incontrare qui l’amico che non vedeva da qualche anno mentre era immersa in quei pensieri, la sorprese non poco e le sembrò un segno profetico. La gioia del rivederlo fu turbata però nel notare come i tratti del suo viso e tutto il portamento fossero invecchiati. Come se ciò non bastasse, ci fu la rivelazione dello suo stato di salute. Era stato colpito da una malattia invalidante e le prospettive per il futuro non erano certo rosee. Furono momenti di grande imbarazzo,sembrava che niente fosse più il caso di essere detto. Ma stranamente si accorse che, man mano che il dialogo tra di loro riprendeva, si scioglieva anche la morsa di imbarazzo che l’aveva attanagliata. Una limpida serenità pervadeva il suo animo. Era come se l’invalidità fisica dell’amico avesse per contrasto reso più libero lo spirito di lui. La sofferenza, la condizione d’indigenza in cui lo poneva la perdita graduale dell’autonomia, aveva spezzato i ritegni di un tempo, i condizionamenti di una certa cultura ed educazione. Così la comunicazione divenne più immediata. Fu per entrambi come il crollo di barriere erette da anni. Si resero conto che, con il venir meno del vigore fisico,si allontanavano le preoccupazioni e le occupazioni che li avevano tenuti in tensione nell’età trascorsa,ma nello stesso tempo il loro animo si affinava,si faceva più acuta la vista interiore. La comprensione tra loro divenne ampia e profonda. Proprio per difendere la genuinità del loro rapporto, la bellezza, il miracolo di questa conquistata libertà, avevano deciso di non tornare nel contesto in cui erano vissuti fino ad allora. Temevano che il loro legame, come una pianticella appena nata, potesse essere insidiato dalle opinioni e dai giudizi delle persone che li avevano conosciuti un tempo. Ora, restata sola, la donna era andata a vivere nella casa che era stata di Alberto, affinché tutti i ricordi di lui fossero recuperati, anche quelli della vita trascorsa prima di conoscersi. Ormai non aveva più niente da temere. Nessuno avrebbe potuto toglierle i momenti preziosi passati con lui, momenti in cui aveva fatto esperienza di una pienezza di vita mai conosciuta prima, perché il suo animo si era dischiuso per accogliere veramente quello dell’altro. |