Evaporato
in una delle feritoie
che tagliano la terra ed il mare
che tu amavi tanto.
Amico splendido,
i tuoi occhi
schiudevano il sole
quando ridevi
come tu solo
e nessun altro sapeva.
Illuminavi grosse
albe notturne
quando piangevi.
Nella tua pelle marina
s’inabissavano vene in cui scorrevano
forti
fiumi
di miele e d’assenzio
che corrono ancora
nel mio petto sfibrato,
ma pieno di te.
Amico limpido,
nei tuoi occhi
navigavano barche
di grano, di rabbia,
di pura dolcezza.
Le tue mani
di foglie e diamante
sorreggevano sole
quintali
di ferro silenzioso
e carezzavano
la terra calda
delle tue parole precise.
Amico mio,
eri albero
quando i tuoi sogni lo chiedevano,
eri cemento
quando dovevi,
orrido cemento.
Ora sei mela, ora sei aria,
ora sei terra, ora sei sesso,
ora sei lupo, ora sei agnello.
Eri ora qui.
Eri mio amico,
e amavo
i tuoi occhi
figli
del seme sanguigno
di questo pianeta.
Sei mio amico,
ubriaco poeta combattente,
splendido